commenti sul discusso articolo di CUCCITTO

Pubblichiamo alcuni commenti arrivati a TRIVIOAMICI? sul discusso articolo? DI Francesco Piazza detto CUCCITTO

1. Il duo Profnonno e Tony non finiscono mai di stupirci: sono molto interessanti le ricerche riguardanti il brigante francesco piazza ed in un certo senso, le accurate ricerche di tony ci fanno scoprire la vera narura malvagia del Coccitto. Avendo interpretato il personaggio, nella commedia di qualche anno fa, “Il trovatello” di Antonio Forrte, come vittima di ingiustizie e soprusi che lo avrebbero spinto a ribellarsi, ora rivedo criticamente la mia interpretazione. grazie toni e profnonno

2. Chiss? se non si fosse trovata quella frase (sindaco con la pistola) ma cari amici vi dico che e stato un personaggio di cui bisogna essere fieri e orgogliosi poich? al momento tenere un?arma in pieno periodo di guerriglia, e appena ucciso il sindaco di Mola dai briganti per simboleggiare la rivolta, CARLO che rappresentava il sindaco di Maranola proprio dove erano pi? vicino i briganti che seminavano terrore e morte, penso che si viveva terrorizzati ed essere vigili e armati non era un reato.

3. CARLO FILOSA un sindaco per modo di dire; non avendo spazio con il vecchio regime diventa da subito approfittatore del nuovo risorgimento iniziando a dettare legge gi? prima di essere eletto a carica di primo cittadino e non a caso non molla il potere per diversi decenni (con la pistola lo dite voi?). I veri patrioti sono quelli che non hanno voluto sottomettersi e hanno pagato con sacrificio e dolore nascondendosi sulle montagne mentre prima da quale parte stava?

4. Spett. Trivioamici, apprezzo quanto state facendo nel voler ricordare la storia del passato e in particolare quella riguardante il nostro piccolo paese, un tempo un sobborgo di Maranola. Quando finalmente un personaggio, colto (notaio) coraggioso, si impegna non solo per la costruzione di strade ponti e soprattutto di una scuola, ? inconcepibile che ci sia qualcono che non voglia riconoscere la sua importanza storica.

5. Trviesi, cercate di leggere bene la storia del passato, le nostre contrade sono state conquistate dallo straniero Piemontese, e Carlo Filosa, un venduto alla Casa Savoia, era un violento che faceva valere le sue ragioni anche minacciando fisicamente le persone.

6. Amici di Trivio, ? vero che le nostre contrade sono state conquistate dai Piemontesi, i quali a differenza dei Borbone, si sono impegnati con mezzi, diplomazia, e quant’altro a realizzare il sogno dell’Unit? d’Italia che tanti grandi scrittori, poeti, musicisti, e patrioti hanno per secoli sperato. Il fatto poi che Carlo Filosa fosse un uomo determinato era necessario per quel tempo in cui la giustizia spesso si risolveva con le faide familiari. Un fatto ? certo che Filosa, govern? con alterne vicende per oltre 20 anni, e fu anche per 10 consigliere provinciale. Le sue opere resistono ancora: la delegazione comunale di Trivio, la strada Maranola Formia ecc.ecc.

SERATA DI POESIA A TRIVIO

ASSOCIAZIONE CULTURALE IL SETACCIO MARANOLA

TRIVIO 28 MARZO 2011 ORE 16,00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI

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POESIE PER TUTTE LE ETA E TUTTE LE? STAGIONI

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E? stata una riunione molto interessante con gli anziani dei due Centri Comunali (Uomini e Donne) nella sede di Piazza Sant?Andrea.

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L?incontro ? stato impreziosito dalla presenza un ospite veramente di eccezione come il Prof. Michele Maddalena, il marciatore che ha percorso tutta la penisola italiana per portare un messaggio di pace nella ricorrenza del 150? anniversario dell?unit? d?Italia. Ha raccontato infatti le sue vicissitudini nella lunga marcia non sempre esaltanti per?, per qualche incomprensione che ancora circonda chi disinteressatamente si impegna a far emergere gli antichi valori di amor di Patria. Ha per? anche letto alcune sue poesie (?O core ?e Rosa) riportate nel testo, che hanno in qualche modo rasserenato l?attento uditorio.

Altri ospiti, componenti dell?Associazione Il Setaccio, hanno poi letto altre poesie come Bruno Marricco, Anna Riforgiato (una poesia in dialetto siciliano). Il Presidente del Centro, Vittorio Guglielmo, che non era presente perch? a NewYork in visita al figlio Pasquale, non ha potuto leggere le sue due splendide poesie riportate nel libro, nessuno se l?? sentita di sostituirlo, finch? non ? intervenuto il Presidente del Centro Socioculturale Gino Forte, il quale non si ? fatto pregare pi? di tanto e con voce sicura e dizione altrettanto appropriata ha letto la poesia ?Il Ceppo natalizio? Spero che Vittorio sar? contento di tanto?onore.


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La rappresentante dell?Amministrazione Comunale Gina Cardogna, ha sostituito l?Assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Treglia , assente per motivi di lavoro, ed il prof. Antonio Forte ha illustrato egregiamente l?iniziativa della raccolta delle poesie che ormai ha raggiunto la XIII^ edizione.

Un contributo al di l? della lettura delle poesie lo ha portato Gino Forte che ha illustrato le iniziative che si stanno programmando per l?estate, oltre alla presentazione della Commedia sul Sindaco Carlo Filosa, anche una edizione speciale del Giro delle Contrade, per il XX anniversario della riorganizzazione del Centro Socio Culturale, l?anima vivente del borgo aurunco triviese.

LA DIREZIONE

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Inossidabile Settimio Guglielmo



Inossidabile SETTIMIO GUGLIELMO


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il presidente della Sezione degli Invalidi e Mutilati di guerra di Formia,

Settimio Guglielmo, mi hadetto che vi ha gi? passato il comunicato emesso in

occasione della prossima celebrazione dell'unit? d'Italia.

Ve lo invio gi? in formato word per la pubblicazione. Grazie e distinti saluti
.
Dr. Annibale Mansillo


I Mutilati e Invalidi di guerra di Formia per l?Unit? d?ItaliaNoi, Mutilati ed Invalidi

di Guerra della Sezione ANMIG di Formia, insieme ai Soci e agli Aderenti della

Fondazione e ai nostri Familiari,salutiamoil centocinquantesimo anniversario

della proclamazione dell?Unit? d?Italia e ci uniamo alle celebrazioni della nascita

di unostato nazionale,prendiamo spunto dallo slogan del XXXI Congresso

Nazionale dell?ANMIG tenutosi a Riccione ?Per la Memoria, per la Costituzione,

per la Pace?, per riaffermare, attraverso il ricordo delle nostre sofferenze, gli alti
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valori ideali che hanno animato la vita di tanti nostri predecessori per la

creazione di una solaItalia, una e indivisibile, volta a realizzare, in un clima di

giustizia e di uguaglianza la Pace tra tutti i popoli.





Confidiamo uno sforzo collettivo per superare anacronistiche velleit? di

secessione di parte di chi, in nome di futili strategie politiche e beghe

campanilistiche, vuole minare la coesione nazionale, disconoscendo i meriti di

?chi ha concorso a liberare l?Italia dal giogo straniero.

 

Facciamo nostro l?invito accorato rivolto dal Presidente della Repubblica, on.

Giorgio Napolitano, a non macchiare il Risorgimento con l?epiteto di ?rivoluzione

mancata o fallita?e a non confondere gli Eroi che hanno favorito,spesso a prezzo
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della loro vita, il processo, sofferto e contraddittorio, doloroso ma necessario, di

unificazione nazionale con quanti, per insipienza, pregiudizio o per interesse,

si sono resi protagonisti di violenze ed ingiustizie, soprattutto nei confronti del

nostro Meridione condannandoci a vivere le dolorose esperienze del brigantaggio
,
fenomeno sanguinoso di rivolta sociale, e dell?emigrazione,valvola di sfogo per

la nostra economia depauperata dalle nuove classi dirigenti.




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Richiamiamoi cittadini e gli storici al dovere di giungere, al termine di un sereno

confronto,ad una memoria condivisa che sia figlia della Verit? e della Giustizia,
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e che tenga nel giusto conto e con le dovute distinzioni sia le istanze dei vinti

che quelle dei vincitori, in ogni momento della storia d?Italia.

Ricordiamo,senza nulla concedere alla retorica e all?autocelebrazione, i nostri

Fratelli,lasciati sui campi di battaglia, e tutti gli altri, ritornati a casa,al termine

delle ostilit?, mutilati ed invalidi, dei quali noi rappresentiamo l?ultima schiera.

Insieme ad Essi, provenienti da ogni parte d?Italia, abbiamo condiviso entusiasmi
,
confidenze, sofferenze e speranze, in un processo progressivo di vera coesione

nazionale.




Guardiamo avanti ed affidiamo con fiducia ai giovani il futuro della Patria, per la

quale abbiamo sofferto e continuiamo a soffrire nelle nostre menomazioni, consci
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diaver compiuto il nostro dovere in guerra e di aver saputo educare le nuove

generazioni,in questo lungo intervallo di pace che l?Italia sta godendo, ben

sapendo che esse saranno sempre all?altezza delle nostreaspettative e delle

tradizioni millenarie di civilt?, di cultura,di amore per la pace e per la libert?,

coltivate alla luce dei principi cristiani del rispetto per il nostro prossimo e di
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solidariet? per chi, qui o altrove, ? meno fortunato di noi.






Invitiamo a rivolgere un pensiero riconoscente ai martiri per l?Unit? d?Italia, ai

Dispersi e ai Caduti per la Patria di ogni epoca, fede e convinzione, e a Chi,

ovunque, in pace e in guerra, ? morto col pensiero ai Suoi Cari ed il nome ?Italia?

sulle labbra e nel cuore.

Viva l?Italia!




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					Il Presidente della Sezione ANMIG di Formia
Cav. Settimio Guglielmo

VI RACCONTO DEL BRIGANTE (CUCCITTO)

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CHI ERA CUCCITTO ?

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IL BRIGANTE? FRANCESCO PIAZZA

Il primo impatto con Cuccitto l’ho avuto leggendo il libro di Giacinto Mastrogiovanni “Bozzetti di storia maranolese”

in cui viene riportato che il Capitano della Guardia Nazionale di

Trivio, Leonardo Filosa, fratello del Sindaco Carlo, con una lettera

riservata si rivolgeva al

Sottoprefetto di Gaeta, chiedendo un numero maggiore di forze

dell’ordine per far fronte alle scorrerie che sulla zona stava

compiendo un certo brigante Coccito (Francesco Piazza).

Da allora ho spesso inserito questo personaggio, che ritenevo

pi? mitico che realistico. Ma ora grazie a Tony sono riuscito a

scoprire fatti veramente accaduti nel nostro territorio

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Nella storia del brigantaggio che infest? le nostre? contrade, da Terracina al Garigliano,

definita terra di Frontiera,un ruolo importante assunse Francesco Piazza detto Cuccitto.

Da un testo del Conte Bianco de Saint Jorioz Alessandro,intitolato appunto


??Il brigantaggio della Frontiera pontificia , datato 1863, l?autore? dopo le gesta del


Chiavone, un ruolo di comprimario? assegna al molenaro Piazza.


Dalle notizie in verit? non molto dettagliate che ho potuto attingere dal voluminoso libro 

ho potuto evincere che Francesco
Piazza deve essere stato un trovatello,

?( il cognome Piazza me lo suggerisce) ed accolto nella famiglia di possidenti Spina,


assai liberali, di Mola, poi Formia, dove fu allevato con tanta generosit?.


A lui gli erano affezionati i fratelli Spina e fra questi lo stesso Francesco, che divenne

Sindaco in quegli anni dell?inizio del Regno Italiano,
e che quando il loro garzone fugg?

sulle nostre montagne, dietro non si sa bene quale richiamo e quali promesse,

continuamente
gli mand? messaggi di perdono se? fosse ritornato nella loro casa.

Dopo diversi e reiteratimessaggi, a chi lo aveva contattato, Cuccitto rifer? che se

?il sindaco ?in persona si fosse presentato in un luogo segreto,
con un salvacondotto,

egli sarebbe rientrato nei ranghi.

Il ?daben uomo?
cos? vienedefinito nella cronaca il sindaco Spina, certo di aver convinto

il suo giovane dipendente, senza alcuna scorta
si present? nel luogo dell?appuntamento.

E qui si
rivel? la vigliaccheria di Cuccitto, che insieme ad alcuni componenti della sua

banda,
era riuscito a mettere insiemecirca 25 uomini, lo sequestr? legandolo e portandolo

in un nascondiglio segreto.

Inizialmente il progetto era quello di chiedere un oneroso riscatto, ma al personaggio

era interessata la "cricca" borbonica , che pensava che la cattura del sindaco potesse

avere una grande rilevanza nella lotta per
la liberazione delle terre sottomesse dai Piemontesi.

Dur? venti giorni l?assenza di notizie sulla sorte del Sindaco di Mola e poi incominciarono


a circolare voci della sua decapitazione e che Cuccitto stesso ne avesse portato in giro la

testa come trofeo conficcata in una picca e qualcuno azzardava anche
che fosse stata

portata a Roma. L?attesa della famiglia, sempre speranzosa di poter riscattare il congiunto,

svan? circa un mese dopo il
rapimento, quando nelle contrade di Fondi fu prima rinvenuto

un corpo privo della testa, seviziato, e poi in altra localit? la testa
senza denti, priva del mento

Si seppe dopo che il mento con la folta barba era esposto a Terracina, quale trofeo di

guerra, a
monito di quanti avessero voluto passare il confine, dallo Stato Pontificio,

e rifugiarsi nel Regno d?Italia.

Ormai Cuccito era galvanizzato dall?impresa e dalla ricompensa ottenuta dai capi del

sodalizio borbonico, cos? riusc? ad ingrossare
le fila della sua banda, che per alcuni anni

semin? il terrore nelle nostre contrade? con ogni sorta di sopruso: latrocini, vessazioni,

sequestri e relativi riscatti, ruberie di armenti, incendi di casolari, per coloro che non

volevano sottostarealle sue malefatte o che si
dimostrassero disponibili alla delazione.



Aveva scelto come sede una zona? inaccessibile, la vetta di Roccaglielma (Esperia)

circondata da una fitta boscaglia, con grotte ed anfratti dove poteva nascondere la sua

banda quando venivano avvistate le forze
dell?ordine che pure gli davano la caccia

incessantemente. Durante una di quelle battute un gruppo consistente di soldati e

carabinieri, intorno a quella zona dove? era stata avvistata la presenza dei ?briganti?

improvvisamente cal? la nebbia ed i soldati furono costretti a riparare in una grotta.

Le sentinelle di Cuccitto avevano avvistato la
truppa,? il feroce brigante allora ordin?

un ?imboscata e circond? la grotta dove i soldati? si stavano rifocillando senza alcuna

sorveglianza esterna. Ci fu una sparatoria, alcuni morti, sei soldati furono disarmati,

fra cui anche un carabiniere, gli altri riuscirono a
fuggire. Cuccitto avrebbe voluto immediatamente

passare per le armi alcuni di loro compreso il carabiniere. Ma un suo uomo che
aveva su

di lui un certo ascendente lo dissuase consigliando di consegnare direttamente a Roma i

prigionieri per ricavarne onori e
ricompense. Forte del suo bottino Cuccitto? si avvi? alla

volta della? citt? eterna.

Ma si intromisero? i francesi che all'epoca erano una sorta di forza di garanzia che

sorvegliava i confini dei due stati solo a difesa del Regno Pontificio.

Essi rimisero in libert? i sequestrati, cercando per? di arruolarli con le truppe pontificie 

cosa che a quanto pare non riusc? del tutto.

Cuccitto per?, dopo questo evidente fiasco, se ne torn? a Roccaguglielma, ma l? ormai

il suo nascondiglio non era pi? al sicuro,
perch? dopo la sparatoria era stato individuato.
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Fu costretto allora a varcare il confinee a rifugiarsi nelle contrade di Terracina.

Ma il soldo che gli veniva versato dai borboni non bastava a sostenere la sua numerosa

banda per cui era costretto a continuare la vita di brigante, rubando anche alle famiglie

sottoposte al
papato, cosa non gradita dai francesi, tanto che fu emesso anche un

mandato contro di lui, e per salvarsi dall?arresto fu costretto a darsi di nuovo alla macchia.

Ma non ebbe pi? vita facile. In un dispaccio dell?epoca si legge:


“”Il capitano Hoffner del 7?


raggruppamento di linea comandante a
Terragna scriveva, li 23 ottobre,al
capitano Cavalli -? Reggimento dei


Granatieri distaccato a Monticelli:


? Ritorniamo dalla caccia;


abbiamo preso Piazza, detto Cuccitto,

sua moglie e sei briganti.Hanno sparato;

uno d? loro rest? ucciso””.


Lo stesso capitano cavalli annota :

?Il famigerato Cuccitto, la moglie ed i suoi compagni, sorpresi

da un distaccamento francese del
presidio di Terracina nei

dintorni di quella citt? (ai quali francesi parecchie
voltenoi ne

avevamo indicato il covile), furono tutti arrestati, meno uno

che fu ucciso nel conflitto,
e condotti a Roma, dove, dopo aver

passato un consiglio di Guerra, il Piazza, detto Cuccitto, fu a noi

consegnato, ed ora trovasi nelle carceri di Santa Maria di Capua,


per essere processato e punito a rigore di legge.

Non sono riuscito a sapere quale fu la sorte definitiva di uno dei tanti assassini

e volgari delinquenti comuni che? qualcuno
scimmiottando un?altra storia vorrebbe

definire patriota, diversamente che brigante. Ma certamente una volta finito nelle patrie

galere, almeno per lui, credo, non ci sia stata nessuna clemenza.

?Profnonno

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La storia dei grandi personaggi

UNA LEZIONE DI STORIA


Polemiche insulse sul nostro eroe?


?Carlo Filosa scambiato per bandito

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Gen. G. Garibaldi


Ci viene riferito che quanto abbiamo raccontato intorno al personaggio di Carlo Filosa,

sia frutto di mistificazione storica e che Egli pi? che un eroe sia stato un bandito, alla

caccia dei veri patrioti che furono i ?briganti?. Se ? vero quanto mi ? stato riferito

devo affermare che questa si, ? una vera e propria mistificazione.

Stravolgere in questo modo la storia patria, solo perch? si vuol essere ?Bastian

contrario? non ? giusto, n? generoso, e offende le tanti menti illuminate che sui

problemi storici locali e del Mezzogiorno in particolare hanno versato fiumi

d?inchiostro e non sempre in modo accondiscendente con quanto raccontato sui libri

di storia.


Che l?Italia andava unita, mi sembra un fatto incontrovertibile. Ne hanno parlato e

preparato l?evento fior fiore di pensatori dal padre Dante fino all?Alfieri, Gioberti e

Mazzini.

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G. Mazzini


Che alla met? dell?Ottocento le condizioni di progresso tecnologico del Regno delle

due Sicilie fossero abbastanza avanzate ne ? una prova la prima ferrovia Napoli-

Portici e la prima esperienza cooperativistica di San Leucio).

L?Italia si poteva fare anche partendo dal Sud. Ma non si ? fatta per alcuni motivi

fondamentali: Il Re Bomba ( Ferdinando II) ? stato un Re Tentenna, pi? di Carlo

Alberto. Quando doveva decidere di mettersi alla testa dei patrioti italiani che

scalpitavano e lo invocavano all?azione, ha sempre promesso, ma poi si ? tirato

indietro. Ne fa fede la concessione della Costituzione e? ritirata per ben due volte.

E? stato il legame troppo stretto dei Borbone con la Chiesa che non ha permesso

un?azione autonoma.


Si aggiunga poi che nel momento clou, Ferdinando II ? venuto a mancare ed ?

salito al trono il giovane figlio Franceschiello, sprovveduto e succube anch?egli della

gerarchia ecclesiastica? e della Francia. Allora si spiega perch? il ruolo del Sud sia

stato soppiantato dalla lungimiranza, di Cavour, il Tessitore, che ? stato poi il vero

artefice dell?Unit? d?Italia.

Tutto questo era stato ben avvertito dal Nostro Carlo Filosa, il quale negli anni

giovanili aveva studiato all?universit? di Napoli, e aveva condiviso i fermenti di

libert?, le idee di Mazzini, ma anche in casa aveva avuto insegnamenti del padre

Domenico che gi? nel 1821 si era scritto ad una Vendita Carbonara a Mola.


Dopo la caduta di Gaeta e l?occupazione da parte dei Piemontesi dei nostri comuni

del Golfo, Carlo Filosa ? stato incaricato di organizzare il nuovo Stato, avendo

trascorsi chiaramente affidabili.

Quando subito dopo si fecero le elezioni, il giovane notaio trentenne, riscosse un

vero plebiscito (108 voti su 109 votanti).

Si parla di Sindaco con la pistola, non tanto in riferimento a quanto affermato in una

relazione da un funzionario della prefettura di Caserta, ma soprattutto perch? era

un uomo d?azione, coraggioso ed intraprendente, in quanto risulta che si mettesse

alla testa della Guardia Nazionale e andava sui nostri monti a catturare i ?Briganti?.

Mi ? stato contestato anche questo termine di briganti, riprendendo una certa

storiografia che afferma che i cosiddetti briganti erano gli eroi realisti che volevano

difendere la loro patria dagli invasori.

Devo piuttosto dissentire da queste affermazioni piuttosto semplicistiche, in quanto

tra i personaggi che prendevano la via dei monti e si davano alla macchia non poche

volte vi erano assassini, pregiudicati per reati gravi, che poi venivano assoldati per

mettere in difficolt? lo stato legale.


Non pochi sono gli atti vandalici che la popolazione inerme ha dovuto subire da

questi presunti ?patrioti? di parte avversa : rapine, rapimenti, estorsioni, latrocini di

ogni specie, sempre a danno di chi non poteva difendersi. ( da non dimenticare

Coccitto che tagli? la testa al sindaco di Mola Francesco Spina e la port? in trofeo per

le nostre contrade). Se costoro li vogliono ora chiamare ?patrioti? si accomodino pure,

la realt? storica ? tutt?altra cosa.

Profnonno