Guerra e fame sugli Aurunci

PROFNONNO RACCONTA


( Continuo delle carrube- cibo sugli aurunci – durante l’ultima guerra)


Mia madre aveva ragione.Da nonno Za?luca, mi trovavo bene. Oltre a nonna Lucia, c?era anche zia Delizia, contentissima di prendersi cura di me e mio zio Lorenzo, un ragazzotto molto robusto, che parlava poco e mangiava molto. Nonno come vide le mie gambine rinsecchite, macilente e piagate,subito trov? ilr imedio per risolvere il mio fastidioso problema.Ci voleva un impiastro con foglie d?acero, bollite e lasciate a bagnomaria per una nottata e poi applicarte sulle mie gambe. Diede l?incarico a mia zia Delizia indicandole anche il luogo dove si trovava la pianta. da cui staccare le foglie. Mia zia con solerziaprepar? il medicamento che applic? sulle mie gambe, fasciandole dalle ginocchia fino ai piedi. Cos? conciato, non era facile muovermi,ma mio zio era felice di portarmi sulle spalle insieme a lui dietro il numeroso gregge. La famiglia di mio nonno se la passava abbastanza bene. Intanto non abitavano insieme agli animali, ma dentro un bel pagliaioprovvisto di un letto di assi con soffici materassi di lana. Per terra vi erano pelli di capra e in un angolo un camino con il fuoco sempre acceso ed il fumo che usciva fuori direttamente da un tubo di terracotta conficcato nel muro di pietre.La mandra che alloggiava gli animali era distante dal pagliaio, mi sembrava lunghissima. Divisa in tre parti. In una c?erano alcune vacche e vitelli, in mezzo capre e pecore e all?ingresso un recinto con capretti ed agnelli.


Vi era abbondanza cibo per sfamarci. Ero molto incuriosito nel vedere la nonna preparare il formaggio che veniva anche venduto. Era trasportato sulla testa in paese e fino a Mola dentro cesti da nonna e zia Delizia. Mio zio spesso mi portava nella parte della stalla dove c?erano le vacche da mungere e mi invogliava a succhiare il latte direttamente dal capezzolo della vacca, ma io mi rifiutavo; quell?animale immenso mi incuteva tanta paura e se lui insisteva correvo a rifugiarmi fra le braccia della zia.Per? ogni mattina gustavo seduto su uno sgabello vicino ad un tavolo fatto di assi, la zuppa di latte con pezzetti di pane dentro.

Un sapore che non ho pi? assaporato in vita mia. A sera per?, quando dovevo addormentarmi, cominciavo a piagnucolare chiedendo di tornare dalla mamma. Mio nonno siarrabbiava e cercava di spiegarmi a voce alterata che ero un incosciente, con tutto il ben di Dio che avevo a disposizione. Sarei certamente morto di fame se fossi restato con la mamma ed imiei..cuginetti! Ma quelle verit? mi sembravano offese e non le accettavo e strillavo ancora di pi?. Ci voleva l?accortezza di mia zia Delizia, che mi prendeva in braccio e mi portava verso il recinto dei capretti per distrarmi e dondolandomi mi raccontava le prime storie Fantastiche per farmi addormentare.Dopo qualche settimana, applicate diverse medicazioni, le piaghe sulle gambe sparirono. Mio nonno elogiava la sua ricetta, per mia nonna invece il latte aveva fatto il miracolo.Ormai mi sentivo guarito e incominciai a implorare che mi riportassero dalla mamma. Inutilmente mia zia cercava di rassicurarmi che con lei stavo bene, e che la mamma sarebbe venuta lei a riprendere appena possibile. Ma il giorno dopo, non si vide lamamma, le mie rimostranze insistenti, infastidirono mio tanto mio nonno che ordin? a mio zio di mettermi in spalla e riportarmi al Fosso Nardiglio.

Fui contentissimo. Ma mia madre nel vedermi si inquiet? non poco, anche se era felice di vedermi guarito.


La vita per? insieme ai miei cuginetti non era altrettanto agevole come dal nonno.

Le provviste erano ormai quasi del tutto esaurite. Era ormai primavera, non si soffriva

pi? il freddo, ma la fame si faceva maggiormente sentire. Si andava alla ricerca di

bacche e frutta nei boschi. Mio cugino pi? grande aveva imparato a mangiare anche i

fiori del biancospino, appena sbocciati.

Quando poi ci rincorrevamo sull?aia, qualcuno si metteva a cercare anche per terra i

resti delle carrube buttate quando ci sembravano troppo amare. Un giorno vedemmo

spuntare da lontano un gruppo di uomini e fra questi un eletto che luccicava al sole.

Chiamammo subito zio Luca che accorse e ci disse che era una pattuglia in

perlustrazione con un tedesco e due civili, perci? ci fece nascondere dentro la mandra.

Ci fu un parlottare fra loro, mio zio ripeteva che non avevamo oro. Non avevamo

niente, neanche da mangiare per noi. Ci affacciammo sull?uscio e notammo

che quello che doveva essere il capo della spedizione, un energumeno con al collo un

fazzoletto colorato, lo strattonava minacciandolo con una pistola. Poi visto che zio non

rivelava dove avevano nascosto i beni di famiglia, lo portarono dietro la mandra e

spararono un colpo. Noi intuimmo che lo avessero colpito e corremmo fuori per

costatare l?accaduto.

Zio giaceva con le spalle al muro, bianco come un lenzuolo, mentre il gruppo si

avvicinava al recinto dove era rinchiusa l?unica pecora col suo agnellino. Cos? portarono

via le due bestie rincorsi invano dallo zio che implorava che la pecora serviva per il

latte per i pi? piccoli.. Zio ci disse dopo che lo aveva salvato la pecora che quando il

fascista stava per sparare si era messa a belare.

Cos? restammo anche senza il latte per i pi? piccoli e la sera mia madre mi convinse a

tornare dal nonno possidente. Questa volta non feci resistenza. Quando arrivai mio

nonno mi rimprover? con un buffetto sulla testa che mi sembr? il benvenuto. Zia era

felicissima di occuparsi di me, forse avrebbe voluto gi? avere un figlioletto suo, ma

Silvio-Lorenzo il fidanzato si trovava in guerra e l?ultima lettera le annunciava di essere

prigioniero degli inglesi?

Ora non mi lamentavo pi?, incominciavo a seguire lo zio, che mi insegnava i nomi delle

mucche: Nerina, Bianchina, Stella , a cui mi ero anche abituato a stare vicino. Solo il

cane Crusca, mi ringhiava sempre contro, zio mi diceva che era geloso di me.

Una notte, mi ero appena addormentato dopo che zia mi aveva raccontato del cavallo

della Janara che aveva il collo tutto infiocchettato e che volava portando la strega a

far danno in qualche casolare sperduto, quando fui svegliato da rumori assordanti.

Tremante mi aggrappai alla zia che cercava di rassicurarmi.

Il nonno per? ingiunse di andarci a rifugiare in una grotta poco distante; lo seguimmo;

io in collo alla zia, avvolto in una calda coperta. Nel rifugio c?erano anche altre persone

che ci salutarono commiserandomi. Intanto come potetti mettere fuori la testa dalla

coperta, vidi in lontananza, verso il Redentore, lampi di fuoco che si susseguivano a

spari trepidanti che ci facevano rabbrividire.

Mia zia che mi teneva sulle ginocchia mi esortava a non guardare e a chiudere gli

occhi e a dormire. Ma non ci riuscivo. Restammo nel rifugio tutta la notte e all?alba,

quando il bombardamento termin?, mi addormentai e mi svegliai a mattinata inoltrata,

quando mi portarono la fumante scodella di latte ricolma di pezzettini di pane che era

la mia?Delizia! A sera, verso l?imbrunire, mio zio corse a chiamarmi per farmi vedere

una interminabile fila di soldati che scendevano dal monte Redentore e si avviavano

sulla cresta del monte opposto, dirigendosi verso Itri. Alla mia domanda chi fossero, mi

disse che erano i tedeschi che si ritiravano. Si augurava che scomparissero per sempre

e che la guerra finisse finalmente.

Il nonno tornato a sera, ci raccont? che il fronte di Cassino? era stato sfondato e

mancava ormai poco all?arrivo degli Americani.

Profnonno


CARNEVALE A TRIVIO

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CARNEVALE A TRIVIO

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IL CARNEVALE NELLE NOSTRE CONTRADE RISALE ALLA CULTURA NAPOLETANA. iL GIRO CHE SI FA con i cortei variopinti schiamazzanti e festanti per le vie e per le piazze ? appunto una diretta rievocazione delle sceneggiate della tradizione. Esse iniziarono nei vicoli e nelle piazze della capitale del REGNO BORBONICO, poi si estendeva per tutto il territorio dell’allora TERRA DI LAVORO, il personaggio prelevante delle carnevalate ? la classica maschera di PULCINELLA. A lui ed? alla moglie ZEZA sono attribuiti diversi aneddoti che venivano rappresentati a Napoli all’inizio del seicento.


Farinella :???????? Daniele D’Urso

Zeza :??? ? ? ???? Daniela Scarpellino

Rusella :???????? Salvatore Forte (Sas?)

Vincenzella : ? Beatrice Saraniero

Don Nicola :??? Michele Guglielmo

Banditore :????? Francesco Filosa

Aiuto Regia:??? Luigi Saraniero

Regia :??????????? Antonio Forte