LA PIAZZA

 

LA PIAZZA 7 AGOSTO

 

 

 


LA  PIAZZA

 


La piazza era gremita,                                    La piazza era gremita

occupata qua e là,                                            occupata acca e là

ma sul volto della gente                                   ma sugliu voltu della gente

non c’era la serenità.                                       nun c’era  seremità.

Nell’aria si sentiva                                           Nell’aria se sentiva

la mancanza,                                                    la mancanza,

di un pastore che                                             degliu pastoru che

le pecorelle smarrite                                        le pecorelle smarrite

sapeva radunà, guidà,                                     sapeva radunà, guidà,

e nell’ovile riportà.                                          negliu ovilu ripurtà.

Ma, poi come d’ incanto                                 Ma, poi come d’incantu

l’incantesimo s’è infranto.                              Gliu ncatesimu s’è infrantu.

E’ bastato apostrofà                                        E’ bastatu apustrufà

“Trivio, Trivio”,                                              “Triugliu, Triuglui”,

e s’è d’estato l’amore                                      e s’è d’estatu gli’amore

per il “paesello”                                               per gliu “paesellu”

ed è scattata la fraternità.                               ed è stattata la fraternità.

Sui volti della gente,                                        Sugli voltu della gente,

è ricomparsa la serenità,                                è ricumparsa la serentità,

il sorriso e la gioiosità                                     gliu surrisu e la giuiusità

dei tempi migliori di felicità.                          degli tempi migliuri de felicità.

Il popolo triviese                                             Gliu populu triulesu

è assetato, affamato                                        è assetatu. affamatu

di fede e di verità                                            de fede e de verità

e non può più aspettà.                                    e nun po’ chiu aspettà.

Il buon Fabio non deve                                 Gliu bon Fabiu nun deve

più tentennà e presto                                    chiu tentennà e prestu

un nuovo prelato                                           nu novu prelatu

ci deve assegnà.                                             ciadda assegnà.

I triviesi vogliono ricomincià                      Gli triulisi vogliunu ricumincià

e ricamminà, nell’unità,                              e ricamminà, nell’unità,

per quel percorso  interrotto                      p’è chigliu percorsu interrottu

alcuni mesi fa.                                              alcuni misi fa.

Oh! …”Triviesi                                            Oh!….. “Triulisi

che amate il paesello”                                  che amate gliu paesellu”

per il bene della comunità,                          p’è gliu benu della comunità.

dovete trovare, sempre più l’unità,            dovete truvà, sempre chiu l’unità.

non dovete litigà, ma solo parlà,                 nun dovete litigà, ma solu parlà,

se il gioco dei delatori                                  se gliu iocu dei delaturi

non volete proprio fa.                                  nun volete propriu fa.

Alla finestra stanno a guardà                     Alla fenesta stannu a guardà

e nà risata sonora                                        e na resata sunura

se vogliono fa.                                               se vogliunu fa.

Dovete solo pazientà, aspettà,                     Dovete sulu pazientà, aspettà,

la strada della verità,                                   la strada della verità,

“Gliu glibbru”                                              “Gliu glibbru”

l’ha riaperta già.                                          l’ha riaperta già.

Prima o poi,                                                 Primu o poi

la riconciliazione arriverà                          la ricunciliazionu arriverà

e i triviesi, nella ritrovata unità,                  e gli triulisi nell’unità ritruvata,

potranno, come una volta,                          putrannu, come na vota,

la “Crocella” festeggià.                               la “Crucella” festeggià.

14 agosto 2011                                                              Dino De Meo

TRIVIO

 


IL SIGNIFICATO DI TRIVIO

 


In epoca medievale, il trivio o trivium stava ad indicare ad un tempo tre arti liberali ed il loro insegnamento. Ad esso seguiva tematicamente il quadrivio.

Il Trivium riguardava tre discipline filosofico-letterarie:

  1. Grammatica, ovvero la lingua latina
  2. Retorica, cioè l’arte di comporre un discorso e di parlare in pubblico
  3. Dialettica, cioè la filosofia

Questa suddivisione si deve a Marziano Capella, un filosofo della tarda latinità (IV-V secolo d.C.) che si occupò, fra le altre cose, di suddividere in categorie tutto lo scibile umano.

Il trivio è tuttora alla base dell’insegnamento liceale in Italia.

[modifica] Simbologia

Frequentemente le Arti liberali erano oggetto di rappresentazioni simboliche nell’arte e nella letteratura. Si riteneva che le attività della mente umana fossero influenzate dalle forze naturali, in particolare i pianeti, collegando più discipline in un sistema di corrispondenze tipicamente medievale.

La Grammatica aveva come simbolo una donna con una fontana in mano, simbolo della prima acqua con cui gli studenti soddisfacevano la loro sete di sapere. Il cielo di riferimento è quello della Luna, legato all’età dell’infanzia, in cui si studia la Grammatica. La figura allegorica della Grammatica è una giovane donna coronata che offre un frutto (spesso un fico) a un bambino che tiene in braccio sulla destra, mentre con un’asta nella destra indica la porta del sapere. La figura storica di riferimento è Donato o Prisciano.

La Retorica ha come simbolo una giovane donna che guarda in uno specchio. Il cielo di riferimento è Venere, legato all’età dell’adolescenza, età in cui si studia la retorica. La figura allegorica mostra una donna che tiene in mano un cartiglio con la scritta “Mucleo dum loquor varios induta colores”. Figura di riferimento è Cicerone, spesso rappresentato con un libro in mano e con l’altra che lo indica, oltre talvolta a una terza mano sotto il mantello che indica la riflessione.

La Dialettica o Logica ha come simbolo un uomo che scrive un libro. Il cielo di riferimento è quello di Mercurio, protettore dei mercanti, che devono eccellere nell’arte della logica. La figura allegorica mostra una donna vestita di bianco che nella mano destra tiene un ramo e in quella sinistra uno scorpione, simbolo del sillogismo. Il personaggio di riferimento è Pietro Ispano.