SMENTITA DI GIUSEPPE TREGLIA

 

SMENTITA DI GIUSEPPE TREGLIA (Peppe Bambino)



 

Egregio Team di Trivioamici.it


prego pubblicare questa mia nota a rettifica di quanto pubblicato  sul vostro portale nei miei riguardi:

 Quanto affermato, che io sarei andato da solo a Roma per parlare col Ministro Bossi, non corrisponde a verità.

E’ vero, sono stato a Roma nella giornata di mercoledì 25 u.s. e ho partecipato all’incontro, d’altra parte i documenti video sono ormai stati pubblicati a più riprese su tutte le televisioni italiane ed estere.

Devo però smentire categoricamente che non è stata mia l’iniziativa, ma l’incontro è stato procurato dal Presidente del Consorzio Industriale del Sud Pontino, nonché Consigliere Comunale e Capo Gruppo del Popolo delle Libertà a Formia, Avv.Salvatore Forte , il quale è stato a colloquio col Senatur Leghista per perorare il finanziamento non solo della Littorina Formia – Gaeta, ma anche del risanamento dell’area ex-Raffineria, di cui a Roma è stato presentato lo studio-tecnico che ha vinto un concorso d’idee internazionale.



Per l’occasione è stato accompagnato anche dal Sindaco di Gaeta dott. Antonio Raimondi a cui sta immensamente a cuore la realizzazione delle due opere, punti fondamentali del suo programma amministrativo. Devo rammaricare però l’assenza di politici ed amministratori formiani che a quanto pare non vogliono avere alcuna collisione con il Capo della Lega Nord.



Devo ancora smentire che non ci sono per ora da parte mie intendimenti ad aderire alla lega Nord, essendo convintamente  sudista, tifoso del Napoli, e ancor più Forzista della prima ora e attualmente iscritto al Popolo della Libertà, da cui mi aspetto la dovuta riconoscenza per la mia fedele militanza.                                    

          


Giuseppe Treglia


( Peppe Bambino per gli amici )

SAVERIO FORTE INTERVISTA VELTRONI‏

SAVERIO FORTE INTERVISTA VELTRONI‏




Il Valter nazionale, già sindaco di Roma, ministro e vice premier, cerca di riciclarsi per una improbabile sfida con Bersani nelle prossime primarie del PD. Ed eccolo a Formia in visita alla nuova sede dei giovani democratici. Ma il gesto di Saverio Forte che l'intervista lo mette alquanto in  allarme. Notate infatti il dito medio del nostro cronista maranolese che  si alza più del dovuto e lo sguardo esterrefatto del deputato Veltroni quasi a incenerire l'intervistatore. Ringraziamo l'avvocato, sempre puntuale e preciso a documentare gli eventi dalla Sua Sinistra, con servizi fotografici eccellenti, per la gentile concessione.
Il team di Trivioamici.it

IL CAFFE’ CON BOSSI DEL MARANOLESE PEPPE

 

UN MARANOLESE  DA BOSSI

 

E’ STATO NECESSARIO L’INTERVENTO DI GIUSEPPE TREGLIA, PER GLI AMICI PEPPE BAMBINO

PER CONVINCERE L’IRRISOLUTO BOSSI A RINUNCIARE AL BELLICOSO PROPOSITO DI SCATENARE UNA CRISI DI GOVERNO AL BUIO.

 

 

 

IL “FACCENDIERE ” MARANOLE DA SEMPRE FEDELISSIMO DEL CAV. BERLUSCONI NON SI SA CON

QUALI ARGOMENTI, HA CONVINTO IL CAPO DELLA LEGA NORD A VENIRE A MITI CONSIGLI E A SCONGIURARE

L’INFAUSTO PROPOSITODI BUTTARE A MARE IL BERLUSCA.

LO VEDIAMO  NELLA BUVETTE DI MONTECITORIO MENTRE ASSISTE COMPIACIUTO

ALL’INTERVISTA RILASCIATA DAL SUO IMPROVVISATO “AMICO” ALLE  TELEVISIONI.

C’E’ CHI SUSSURRA CHE QUANTO PRIMA  PEPPE DIVENTERA’ IL PLENIPOTENZIARIO DELLA LEGA

NEL SUDPONTINO.

 

ART IN

FORMIA CONSEGNA POSTA

MICHELE E VITTORIO GUGLIELMO POSTINI D’ECCEZIONE

QUANDO LE POSTE ANCHE CON SCARSI MEZZI

ERANO  TRA LE ISTITUZIONI CHE MEGLIO FUNZIONAVANO

NELLA NOSTRA ORMAI MALANDATA  NAZIONE.

 

LA SQUADRA PORTALETTERE

 

 

 

LE FOTO CHE I FRATELLI GUGLIELMO, VITTORIO E MICHELE, CI HANNO FORNITO

SI RIFERISCONO AD UN’EPOCA QUELLA DEGLI INIZI DEGLI ANNI SESSANTA

QUANDO ANCORA MOLTE ISTITUZIONI ITALIANE, COME LE POSTE E TELECOMUNICAZIONI STATALI, ERANO SACRE ED INVIOLABILI, NECESSARIE E FONDAMENTALI IN OGNI PUR PICCOLO PAESINO SPERDUTO SULLE MONTAGNE

O NELLE PICCOLE ISOLE. ERA LA PRESENZA COSTANTE DELLO STATO, COME LA CASERMA DEI CARABINIERI E LE SCUOLE ALMENO QUELLE DELL’OBBLIGO,LE ELEMENTARI.

 

 

 

ORA SIAMO PURTROPPO GIUNTI IN UN MOMENTO IN CUI TUTTO QUELLO CHE MEGLIO FUNZIONAVA SI STA CERCANDO DI “SCASSARE” COMPRESO LE POSTE E LE STESSE SCUOLE. AL TEMPO DI VITTORIO E DI MICHELE, LE POSTE FUNZIONAVANO, LA CORRISPONDENZA ARRIVAVA SICURA E PUNTUALMENTE NELLE CASE DI TUTTI

 

GLI ITALIANI. ANCHE QUANDO NON C’ERA SULLE LETTERE UN INDIRIZZO PRECISO IL POSTINO SI SFORZAVA DI INDIVIDUARE IL DESTINATARIO, INFORMANDOSI PER POTER ASSOLVERE CON PRECISIONE IL SUO IMPEGNO QUOTIDIANO. LA MATTINA PRIMA DI USCIRE PER IL LUNGO GIRO, I PORTALETTERE, METTEVANO A PUNTO IL LORO MEZZO DI TRASPORTO,le BICICLETTE.(foto sopra)

 

 

ORA PURTROPPO IL SERVIZIO POSTALE E’ DIVENTATO VERAMENTE SCADENTE.

LA CORRISPONDENZA ARRIVA SPESSO IN RITARDO E BISOGNA FARE DELLE CORSE PER  PAGARE LE BOLLETTE IN SCADENZA. LE RACCOMANDATE POI PER AVERLE BISOGNA SPESSO ANDARE A PRELEVARLE NEL POSTO DI SMISTAMENTO DOVE NON SEMPRE SONO SOLLECITI A CONSEGNARLE.

 

HA RAGIONE MICHELE QUANDO DICE: STAVAMO MEGLIO QUANDO STAVAMO…PEGGIO! RIPORTIAMO UNA POESIA DI VITTORIO, IN ANTEPRIMA DELLA PUBBLICAZIONE SUL LIBRO DEL SETACCIO “POESIE PER TUTTE LE ETA’”

 

 

 

IL POSTINO COL FISCHIETTO


Il   Il

Il postino col fischietto

 

con la borsa ed il berretto

spesso con la bicicletta

arrivava senza fretta

chiamando a voce spiegata

la gente della borgata.

Tutti accorrevano ansiosi

interessati e curiosi

per ricevere trepidanti

le notizie importanti

inviate da lontani lidi

da figli, fidanzati, mariti

costretti ad emigrare

per riuscire a campare

la famiglia numerosa

rimasta a casa con la sposa.

C’era chi pure  militare,

mai uscito dal casolare

e la mamma molto ansiosa

cercava di sapere qualcosa

sulla vita di suo figlio

ch’avea lasciato il suo giaciglio.

La ragazza innamorata

di nascosto, ma timorata

implorava di buon mattino

il solerte e discreto, postino

che le consegnasse in altre ore

la missiva del suo amore.

Le buche, non ci sono

le cassete nemmeno

la posta va consegnata

nelle mani sigillata.

Chi non può scendere a terra

per ritirare la sua lettera

cala dal balcone il “cestello

e lo tira su come un gioiello.

La notizia in un paese

è spesso pubblica e palese,

tutti accorrono, al forte trillo

che il postino lancia nel vicolo

si gioisce per le buone nuove

per le tristi ci si commuove.

Tutti uniti, tutti in una sola coorte

nella buona e nella cattiva sorte.

A GIANOLA – IL TEMPORALE TROPICALE

IL VORTICE DI GIANOLA

 

 

“Deus Pluvius, Iuppiter

et Eulus anhelantibus”

si sono “INDIGNATI”

hanno caricato con potenza

i loro nuvoloni devastanti

e li hanno trasportati

con impeto fulminante.


 

Hanno scaricato con veemenza,

da ponente a levante,

sul lembo di terra,

dal mare alla collina di Campese

della bella e incantevole zona

della stupenda FORMIA,

antica e romana.


Vento, fulmini e tuoni in quantità,

un vero e autentico

temporale tropicale.


Ha scaricato in un baleno

tanta e tanta acqua

scrosciante a catinella,

sradicato alberi,

scoperchiato tetti e tombini

e allagato pure case e cantine.

 

Un vero disastro e tanti, tanti danni

han provocato nel territorio

tanto caro a “MAMURRA GENERALE

E ALLA ZARINA, CONTESSA PELLEGRINI”.


 


LA BANCA DI SAN MICHELE DI MARANOLA

Maranola nel Tempo Capitolo 3° PDF Stampa E-mail
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I Creditori della

Banca Rurale di S.

Michele

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Il fallimento della Banca Rurale di San Michele di Maranola avventa nel 1926, aveva messo in ginocchio il paese, non solo per aver determinato l’avvento del commissario e la perdita dell’autonomia comunale, ma anche per aver lasciato sul lastrico intere famiglie che avevano depositato i loro risparmi nella banca maranolese. Sono convinto che il fallimento della banca sia stata anche un’operazione concertata, come già affermato, fra i maggiorenti del paese per lo più di famiglie non autoctone, ma che si erano nel tempo installate a Maranola.

I Frastieri , così venivano definiti i provenienti da altri territori, che si erano installati nel borgo aurunco spesso al seguito di parroci che dalla fine dell’ottocento a Maranola sono stati per lo più  forestieri. Era diventata infatti una prerogativa della curia arcivescovile di Gaeta, non nominare più parroci sacerdoti locali, i quali spesso venivano coinvolti nella gestione diretta od indiretta del potere politico-amministrativo. L’esempio di Don Baldassarre De Meo a Maranola e don Giovanni Filosa ( padre Gabriele da Trivio fratello di Carlo Filosa)  sono stati esempi che hanno determinato o assecondato in diversi modi il potere di loro parenti preposti all’amministrazione del paese in qualità di Sindaci.

Con l’avvento quindi di personaggi estranei alla cultura e agli usi e costumi locali, si sono avute delle intromissioni che hanno determinato degenerazioni: L’organizzazione della Banca Rurale di San Michele a Maranola ne è un esempio lampante.

Credo che ai maranolesi, avvezzi a portare alla Posta i loro sudati risparmi , non sarebbe mai passato per la mente di organizzare un istituto bancario. Certamente l’idea venne dai “frastieri” i quali pensarono bene, dopo averla rimpinguata con i risparmi degli sprovveduti zappaterra, a prosciugarla, investendo in beni immobili come case e proprietà terriere, lasciando nella disperazione più completa la maggior parte dei maranolesi. Comprensibile anche dopo la perdita dell’autonomia, avvenuta qualche anno dopo, come già ampiamente illustrato in altra news.

Ma non tutti i maranolesi erano tanto sprovveduti da rinunciare del tutto ai loro investimenti più o meno cospicui riversati nella banca. Fra questi ve n’era uno tra i più sagaci ed intraprendenti, un barbiere –calzolaio nonché appassionato suonatore di chitarra, che tentò di raggruppare tutti i creditori della banca per richiedere la restituzione  delle somme depositate.

Quando si sparse la voce che il Barbiere Albertuccio, si stava adoperando per una sorta di protesta, venne  minacciato e sconsigliati altri a dargli ascolto, perché ormai il caso era chiuso e  si disse: “Chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato”.

Ma Masto Alberto non si arrese, riuscì a mettere insieme una decina di persone le più determinate e fecero una richiesta- petizione a “ Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini” In essa si evidenziava, come i poveri contadini di Maranola, fedeli al Fascio e al Duce, avevano perso i loro sudati risparmi con il fallimento della Banca Rurale di San Michele di Maranola. Facevano quindi appello alla comprensione, alla generosità e all’alto senso della Giustizia del Duce, perché rientrassero in possesso dei loro investimenti inopinatamente perduti.

La lettera venne concertata in numerose riunioni notturne, fatte nella barberia a lume di lucerna e a finestra oscurata. Una volta definita, però, c’era incertezza se inviarla direttamente a Mussolini o al Podestà di Formia.Si convinsero poi  ad inviare la petizione per via gerarchica così arrivò sul tavolo dell’allora podestà Felice Tonetti, il quale era stato nominato Podestà di Formia e quindi dopo il 1928, aveva esteso la sua giurisdizione anche a Maranola, Trivio e Castellonorato.

Costui fedelissimo del gerarca Bottai, Ministro di Mussolini, come lesse che alcuni cafoni maranolesi si erano permessi  di rivolgere al Duce, la richiesta delle loro assurde pretese,  mandò a chiamare colui che gli dissero fosse l’ispiratore della protesta e senza neanche permettere al Barbiere di Maranola di far presente le sue ragioni, lo redarguì in malo modo, scacciandolo dall’ufficio e ingiungendogli di non permettersi più nessuna rivendicazione se non voleva provare il carcere insieme ai suoi accoliti.

Mastro Alberto se ne tornò al paese mortificato ed avvilito abbandonato anche dagli amici che inizialmente lo avevano sostenuto e che avevano creduto nella sua giusta richiesta. Ma covava dentro sempre una rabbia e rimuginava continuamente il modo come arrivare a far conoscere direttamente al Duce il sopruso patito.

Il momento giunse quando la banda musicale di Maranola partecipò alla manifestazione del regime, la già evidenziata “Battaglia del Grano” promulgata da Mussolini fra i “partecipanti” vi era anche il nostro Albertuccio. Già si è detto che la Banda maranolese non brillasse per un repertorio  troppo elevato nella cultura operistica italiana, ma seppe allietare comunque tutti con  musiche popolari della nostra tradizione che piacquero tanto che lo stesso Duce che dopo la sua applaudita esibizione di trebbiatore,   si congratulò vivamente con i musicanti che volle, anche premiare e conoscere ad uno ad uno. Si racconta allora che il nostro Albertuccio, fra l’altro fratello di mastro Peppe il direttore della banda, si fece avanti, coraggioso ed impettito dall’alto della sua possente statura, timidamente chiese: “Sua Eccellenza, volevo solo sapere se ha letto la richiesta di dieci poveri contadini del mio paese, che hanno perso tutti i loro averi per il fallimento della banca di San Michele…”

Il Duce corrucciò le sopracciglia, indurì la sua mandibola e rispose che non aveva mai visto la petizione di cui parlava. Alberto ormai fattosi coraggio, cacciò di tasca una copia della lettera che a suo tempo aveva inviato al podestà di Formia e gliela consegnò. Mussolini vi diede una breve scorsa e poi lo rassicurò che avrebbe esaminato il suo caso. Il nostro Barbiere si irrigidì sull’attenti col classico saluto fascista esclamando “Lunga vita al nostro Duce!” A cui fecero eco gli altri componenti della Banda.

In paese per giorni non si parlò d’altro. La barberia di Mastro Albertuccio divenne il luogo più frequentato del paese, e lui non si stancava mai, tra una barba ed un capello, di narrare le vicende di Sabaudia col Duce e con la Banda, nonché la promessa fattagli per riaprire il caso della Banca.

Il barbiere aspettò trepidante, una  qualche risposta per posta. Il postino era già  stato avvisato, e giornalmente passando per il vicolo dove c’era la bottega, alla richiesta rispondeva sempre negativamente, facendo man mano mancare la speranza che qualcosa si muovesse.

Una mattina però, si presentò presso la sua bottega la guardia municipale, Cesare, il quale gli riferì che l’indomani si doveva presentare dal Potestà di Formia, Felice Tonetti, insieme a tutti quelli che avevano firmato la petizione per  la Banca. Il Barbiere cercò di sapere il motivo e se era positivo o se c’era da preoccuparsi di qualcosa…Ma Cesare, non seppe dargli altre  spiegazioni . Alberto per la sera convocò nel suo locale coloro che avevano firmato e li mise al corrente dell’invito. Molti non volevano partecipare per paura che ci fosse qualche ritorsione contro di loro. Infine il Barbiere li convinse dicendo che si sarebbe assunto tutte le responsabilità , anche perché la lettera a Mussolini gliela aveva consegnata lui direttamente e che quindi loro non potevano essere coinvolti.

Fu così che il mattino dopo, già di buon ora si presentarono tutti presso l’ingresso del Municipio a Formia, ma dovettero pazientare almeno un paio d’ore prima che fossero ricevuti da Tonetti.

Il quale come li vide entrare timidi e titubanti, subito volle rincuorarli, mentendo che grazie ai suoi buon uffici l’Eccellenza Benito Mussolini, aveva preso a cuore la loro richiesta e che facendo uno strappo alle regole, aveva ingiunto che il credito avanzato poteva essere riconosciuto e saldato dall’amministrazione comunale, ma senza alcun tasso di interesse pregresso. Chi accettava la proposta poteva  quindi firmare  immediatamente la quietanza che aveva già fatto predisporre.

I nostri contadini si guardavano in faccia, a qualcuno già brillavano gli occhi, altri ammiccando invitavano Albertuccio a farsi portavoce del loro consenso. E  così il nostro Barbiere, dimenticando come era stato trattato in precedenza dal Potestà, lo ringraziò per l’impegno profuso, dichiarando che accettavano, la proposta fattagli pervenire e che sarebbero stati sempre riconoscenti al Duce per la sua bontà e per la sua generosità, e per questo sarebbero stati sempre fedeli e riconoscenti, come sinceri fascisti, ecc. ecc. Terminò il discorso, infarcito di salamalecchi ed ossequi, con il solito saluto fascista…irrigidito sugli attenti.

Il Podestà apprezzò vivamente il comportamento dei maranolesi e ingiunse al segretario comunale presente che fossero esperite immediatamente le formalità tecniche per i conteggi e che al più presto fossero risarciti di quanto dovuto. Salutò anch’egli con l’immancabile alzata di mano e scomparve. I nostri eroi soddisfatti ed increduli, si fermarono a festeggiare nella locanda di Cacone a Capodeseuce e il conto toccò pagarlo a mastro Albertuccio, perché tutti gli altri erano sprovvisti di contanti. E con tanti saluti per tutti. .

profnonno