30 Novembre: S. Andrea Apostolo

s. andrea

Andrea, fratello maggiore di San Pietro, prima di divenire apostolo, martire e santo, è stato un pescatore di Cafarnao, ed ha subito il martirio a Patrasso (Grecia) legato ad una croce decussata, il 30 novembre intorno all’anno 60 d.C., sotto l’imperatore Nerone. La croce viene adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai usato il maestro, Gesù, nel martirio.

 

VIDEO ALL’INTERNO


Il suo corpo venne poi imbalsamato e trasferito nel 357 d.C. a Costantinopoli e quindi nel 1208 ad Amalfi.

La testa del santo è poi inviata a Roma nel XV secolo e venerata in San Pietro per cinque secoli, Solo nel 1964 Papa Paolo  VI, in nome del dialogo, restituisce la reliquia alla Chiesa di Grecia.



IL RITORNO DELLA LIRA

COSA PUO’ SUCCEDERE COL RITORNO DELLA LIRA

DI SANDRO KENSAN
kensan.it

Il ritorno alle amate lire in caso di Default dell’Italia comporterà senz’altro una svalutazione della nuova moneta.

 

Gli economisti di diverse banche affermano che in caso di ritorno alla lira si procederà alla svalutazione della nostra moneta dal 30 al 60%. Questo comporta che la banca d’Italia stamperà molte banconote e che i redditi fissi, stipendi e pensioni, rimarranno gli stessi.

 

 

 

Faccio un esempio, supposto che la nuova moneta si chiami nova-lira e che 1 nova-lira valga 1 euro succederà che chi guadagna 1000 euro guadagnerà il mese dopo 1000 nova-lire.

Poi lo Stato svaluta del 60% le nova-lire, in questo modo lo Stato diventa più ricco e i cittadini diventano più poveri. O meglio lo Stato mantiene costante la propria ricchezza rispetto al resto del mondo però le ricchezze dei cittadini si svalutano, soprattutto quelle monetarie e il lavoro.

Lo Stato per svalutare del 60% non farà altro che aumentare del 150% la moneta in circolazione in modo tale che chi prima aveva, ad esempio, l’1% della massa monetaria nazionale, dopo la svalutazione possiede solo lo 0.4% della massa monetaria nazionale.

Un venditore estero che si trova di fronte a tutta questa carta moneta vuole guadagnare lo stesso di prima e quindi chi ci vende Benzina e Gas moltiplicherà i prezzi per 2.5 ovvero aumenterà del 150% i suoi prezzi in nova-lire.

Questo vuol dire che la benzina passerà da 1.5 euro al litro a 1.5 nova-lire al litro e dopo la svalutazione del 60% passerà a 3.75 nova-lire al litro. Ovviamente lo stipendio e la pensione e tutti i redditi fissi saranno sempre gli stessi. Riprendendo l’esempio precedente, lo stipendio rimarrà di 1000 nova-lire.

Se adesso spendo 2000 euro all’anno per il riscaldamento, dopo la svalutazione spenderò 5000 nova-lire a fronte dello stesso stipendio di 1000 nova-lire al mese.

L’energia elettrica che è fatta quasi tutta con il Gas e il carbone importato aumenterà del 150%. Se l’energia elettrica mi costa 1000 euro all’anno, dopo la svalutazione mi costa 2500 nova-lire all’anno a fronte del mio solito stipendio di 1000 nova-lire all’anno.

Visto che quasi tutto si fa con l’energia, i prezzi dei generi alimentari diventeranno molto più cari e l’inflazione importata sarà molto elevata per cui il mio stipendio comprerà poche cose, molte meno di prima.

L’iPhone che adesso costa 500 euro costerà dopo la svalutazione 1250 nova-lire con lo stipendio di 1000 nova-lire. Così i computer, così le auto, così i concimi chimici (che sono fatti con il metano), così i trattori, il cibo e tanti altri prodotti.

Ovviamente c’è un lato positivo della questione e cioè che tutto quello che viene fatto in Italia e tutto quello che comporta manodopera italiana costerà il 60% in meno agli occhi degli stranieri e quindi i nostri prodotti saranno molto economici per i tedeschi, le vacanze costeranno ai francesi pochissimo. Dopo la svalutazione molti soldi arriveranno dall’estero che ci vedrà come un Paese molto economico.

Se per fare la pasta importiamo il 40% del grano dall’estero, avremo che il 60% del grano italiano sarà fatto con la manodopera italiana che costerà le stesse novalire dopo la svalutazione  e con i carburanti che vengono dall’estero rincarati del 150%. Si stabilirà un equilibrio per cui la pasta aumenterà ma non raggiungerà le vette del 150% di aumento.

Ovviamente chi potrà aumentare i prezzi lo farà, chi ha un reddito fisso diventerà più povero. Chi aumenterà i prezzi sarà sottoposto alla pressione dei nuovi poveri che non potranno comprare quello che compravano prima.

Le aziende che delocalizzano hanno la possibilità di incrementare gli utili, una svalutazione sarebbe l’equivalente di una delocalizzazione per le aziende che esportano. Chi esporta si troverebbe un costo della manodopera da paese extraeuropeo e venderebbe a prezzo europeo con guadagni incrementati rispetto alla situazione attuale. Ovviamente un Default provocherebbe parecchi problemi alle aziende italiane ma finita la fase transitoria c’è chi ci guadagnerà.

La banca UBS ha valutato lo scenario di un Default dei paesi a debole economia quali l’Italia. Ha ipotizzato una svalutazione del 60% ( qui una traduzione) sulla base delle esperienza precedenti quali ad esempio l’Argentina. UBS calcola che il costo pro capite medio di un Default sia di 9500-11500 € per il primo anno per poi ridursi a 3000-4000 € negli anni seguenti. A regime una famiglia di 3 persone perderebbe tra i 9 mila e i 12 mila euro all’anno.

L’importante sito Wikipedia ha una voce riguardante il Default dell’argentina che descrive chiaramente la situazione che capita a un Paese fallito:

«Durante il 2002 inflazione e disoccupazione continuarono a peggiorare. Il vecchio tasso di cambio 1 a 1 (1 pesos per 1 dollaro, ndr) era schizzato a quasi 4 pesos per dollaro, mentre l’inflazione accumulata dal momento della svalutazione era circa pari al 80%. La qualità della vita dell’argentino medio si era abbassata di conseguenza; molte imprese chiusero o fallirono, molti prodotti importati divennero praticamente inaccessibili ed i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi.»

Rispetto all’ipotesi di UBS del 60%, Wikipedia per il caso Argentina parla di una svalutazione più forte e pari all’80%. Se poi qualcuno pensasse che gli stipendi e le pensioni in caso di svalutazione saranno incrementati, faccio notare che in Argentina «i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi».

Lo Stato stampando più banconote avrà più soldi per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni che rimarranno costanti, quindi avrà realizzato una reale diminuzione della spesa pubblica a scapito dei redditi fissi che saranno tagliati del 60% rispetto a molti beni.

Un Default ha anche conseguenze bizzarre e poco immaginabili. Per esempio la Grecia che ha tagliato il proprio debito pubblico del 50%, quindi ha fatto un verosimile Default, si trova con problemi rilevanti di approvvigionamento di petrolio. I trader petroliferi affermano che nessuno voglia vendere petrolio alla Grecia e che questa sia costretta a rifornirsi dall’Iran. Gli USA e l’Europa stanno mettendo sotto pressione il paese ellenico perché smetta di comprare petrolio da Teheran. Molto buffo.

Il motivo per cui la Grecia non riesce a comprare petrolio è che nessuno si fida a venderlo per via del fatto che è una nazione fallita. Immagino che molte altre bizzarrie attendano i paesi in Default.

Sandro Kensan
Fonte: http://www.kensan.it/articoli/Default.php
19.11.2011

via www.rischiocalcolato.it

 

IL RITORNO DELLA LIRA

COSA PUO’ SUCCEDERE COL RITORNO DELLA LIRA

 

 

Italia DI SANDRO KENSAN
kensan.it

Il ritorno alle amate lire in caso di Default dell’Italia comporterà senz’altro una svalutazione della nuova moneta.

 

Gli economisti di diverse banche affermano che in caso di ritorno alla lira si procederà alla svalutazione della nostra moneta dal 30 al 60%. Questo comporta che la banca d’Italia stamperà molte banconote e che i redditi fissi, stipendi e pensioni, rimarranno gli stessi.

 

 

 

Faccio un esempio, supposto che la nuova moneta si chiami nova-lira e che 1 nova-lira valga 1 euro succederà che chi guadagna 1000 euro guadagnerà il mese dopo 1000 nova-lire.

Poi lo Stato svaluta del 60% le nova-lire, in questo modo lo Stato diventa più ricco e i cittadini diventano più poveri. O meglio lo Stato mantiene costante la propria ricchezza rispetto al resto del mondo però le ricchezze dei cittadini si svalutano, soprattutto quelle monetarie e il lavoro.

Lo Stato per svalutare del 60% non farà altro che aumentare del 150% la moneta in circolazione in modo tale che chi prima aveva, ad esempio, l’1% della massa monetaria nazionale, dopo la svalutazione possiede solo lo 0.4% della massa monetaria nazionale.

Un venditore estero che si trova di fronte a tutta questa carta moneta vuole guadagnare lo stesso di prima e quindi chi ci vende Benzina e Gas moltiplicherà i prezzi per 2.5 ovvero aumenterà del 150% i suoi prezzi in nova-lire.

Questo vuol dire che la benzina passerà da 1.5 euro al litro a 1.5 nova-lire al litro e dopo la svalutazione del 60% passerà a 3.75 nova-lire al litro. Ovviamente lo stipendio e la pensione e tutti i redditi fissi saranno sempre gli stessi. Riprendendo l’esempio precedente, lo stipendio rimarrà di 1000 nova-lire.

Se adesso spendo 2000 euro all’anno per il riscaldamento, dopo la svalutazione spenderò 5000 nova-lire a fronte dello stesso stipendio di 1000 nova-lire al mese.

L’energia elettrica che è fatta quasi tutta con il Gas e il carbone importato aumenterà del 150%. Se l’energia elettrica mi costa 1000 euro all’anno, dopo la svalutazione mi costa 2500 nova-lire all’anno a fronte del mio solito stipendio di 1000 nova-lire all’anno.

Visto che quasi tutto si fa con l’energia, i prezzi dei generi alimentari diventeranno molto più cari e l’inflazione importata sarà molto elevata per cui il mio stipendio comprerà poche cose, molte meno di prima.

L’iPhone che adesso costa 500 euro costerà dopo la svalutazione 1250 nova-lire con lo stipendio di 1000 nova-lire. Così i computer, così le auto, così i concimi chimici (che sono fatti con il metano), così i trattori, il cibo e tanti altri prodotti.

Ovviamente c’è un lato positivo della questione e cioè che tutto quello che viene fatto in Italia e tutto quello che comporta manodopera italiana costerà il 60% in meno agli occhi degli stranieri e quindi i nostri prodotti saranno molto economici per i tedeschi, le vacanze costeranno ai francesi pochissimo. Dopo la svalutazione molti soldi arriveranno dall’estero che ci vedrà come un Paese molto economico.

Se per fare la pasta importiamo il 40% del grano dall’estero, avremo che il 60% del grano italiano sarà fatto con la manodopera italiana che costerà le stesse novalire dopo la svalutazione  e con i carburanti che vengono dall’estero rincarati del 150%. Si stabilirà un equilibrio per cui la pasta aumenterà ma non raggiungerà le vette del 150% di aumento.

Ovviamente chi potrà aumentare i prezzi lo farà, chi ha un reddito fisso diventerà più povero. Chi aumenterà i prezzi sarà sottoposto alla pressione dei nuovi poveri che non potranno comprare quello che compravano prima.

Le aziende che delocalizzano hanno la possibilità di incrementare gli utili, una svalutazione sarebbe l’equivalente di una delocalizzazione per le aziende che esportano. Chi esporta si troverebbe un costo della manodopera da paese extraeuropeo e venderebbe a prezzo europeo con guadagni incrementati rispetto alla situazione attuale. Ovviamente un Default provocherebbe parecchi problemi alle aziende italiane ma finita la fase transitoria c’è chi ci guadagnerà.

La banca UBS ha valutato lo scenario di un Default dei paesi a debole economia quali l’Italia. Ha ipotizzato una svalutazione del 60% ( qui una traduzione) sulla base delle esperienza precedenti quali ad esempio l’Argentina. UBS calcola che il costo pro capite medio di un Default sia di 9500-11500 € per il primo anno per poi ridursi a 3000-4000 € negli anni seguenti. A regime una famiglia di 3 persone perderebbe tra i 9 mila e i 12 mila euro all’anno.

L’importante sito Wikipedia ha una voce riguardante il Default dell’argentina che descrive chiaramente la situazione che capita a un Paese fallito:

«Durante il 2002 inflazione e disoccupazione continuarono a peggiorare. Il vecchio tasso di cambio 1 a 1 (1 pesos per 1 dollaro, ndr) era schizzato a quasi 4 pesos per dollaro, mentre l’inflazione accumulata dal momento della svalutazione era circa pari al 80%. La qualità della vita dell’argentino medio si era abbassata di conseguenza; molte imprese chiusero o fallirono, molti prodotti importati divennero praticamente inaccessibili ed i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi.»

Rispetto all’ipotesi di UBS del 60%, Wikipedia per il caso Argentina parla di una svalutazione più forte e pari all’80%. Se poi qualcuno pensasse che gli stipendi e le pensioni in caso di svalutazione saranno incrementati, faccio notare che in Argentina «i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi».

Lo Stato stampando più banconote avrà più soldi per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni che rimarranno costanti, quindi avrà realizzato una reale diminuzione della spesa pubblica a scapito dei redditi fissi che saranno tagliati del 60% rispetto a molti beni.

Un Default ha anche conseguenze bizzarre e poco immaginabili. Per esempio la Grecia che ha tagliato il proprio debito pubblico del 50%, quindi ha fatto un verosimile Default, si trova con problemi rilevanti di approvvigionamento di petrolio. I trader petroliferi affermano che nessuno voglia vendere petrolio alla Grecia e che questa sia costretta a rifornirsi dall’Iran. Gli USA e l’Europa stanno mettendo sotto pressione il paese ellenico perché smetta di comprare petrolio da Teheran. Molto buffo.

Il motivo per cui la Grecia non riesce a comprare petrolio è che nessuno si fida a venderlo per via del fatto che è una nazione fallita. Immagino che molte altre bizzarrie attendano i paesi in Default.

Sandro Kensan
Fonte: http://www.kensan.it/articoli/Default.php
19.11.2011

via www.rischiocalcolato.it

IL RITORNO DELLA LIRA

COSA PUO’ SUCCEDERE COL RITORNO DELLA LIRA

 

 

Italia DI SANDRO KENSAN
kensan.it

Il ritorno alle amate lire in caso di Default dell’Italia comporterà senz’altro una svalutazione della nuova moneta.

 

Gli economisti di diverse banche affermano che in caso di ritorno alla lira si procederà alla svalutazione della nostra moneta dal 30 al 60%. Questo comporta che la banca d’Italia stamperà molte banconote e che i redditi fissi, stipendi e pensioni, rimarranno gli stessi.

 

 

 

Faccio un esempio, supposto che la nuova moneta si chiami nova-lira e che 1 nova-lira valga 1 euro succederà che chi guadagna 1000 euro guadagnerà il mese dopo 1000 nova-lire.

Poi lo Stato svaluta del 60% le nova-lire, in questo modo lo Stato diventa più ricco e i cittadini diventano più poveri. O meglio lo Stato mantiene costante la propria ricchezza rispetto al resto del mondo però le ricchezze dei cittadini si svalutano, soprattutto quelle monetarie e il lavoro.

Lo Stato per svalutare del 60% non farà altro che aumentare del 150% la moneta in circolazione in modo tale che chi prima aveva, ad esempio, l’1% della massa monetaria nazionale, dopo la svalutazione possiede solo lo 0.4% della massa monetaria nazionale.

Un venditore estero che si trova di fronte a tutta questa carta moneta vuole guadagnare lo stesso di prima e quindi chi ci vende Benzina e Gas moltiplicherà i prezzi per 2.5 ovvero aumenterà del 150% i suoi prezzi in nova-lire.

Questo vuol dire che la benzina passerà da 1.5 euro al litro a 1.5 nova-lire al litro e dopo la svalutazione del 60% passerà a 3.75 nova-lire al litro. Ovviamente lo stipendio e la pensione e tutti i redditi fissi saranno sempre gli stessi. Riprendendo l’esempio precedente, lo stipendio rimarrà di 1000 nova-lire.

Se adesso spendo 2000 euro all’anno per il riscaldamento, dopo la svalutazione spenderò 5000 nova-lire a fronte dello stesso stipendio di 1000 nova-lire al mese.

L’energia elettrica che è fatta quasi tutta con il Gas e il carbone importato aumenterà del 150%. Se l’energia elettrica mi costa 1000 euro all’anno, dopo la svalutazione mi costa 2500 nova-lire all’anno a fronte del mio solito stipendio di 1000 nova-lire all’anno.

Visto che quasi tutto si fa con l’energia, i prezzi dei generi alimentari diventeranno molto più cari e l’inflazione importata sarà molto elevata per cui il mio stipendio comprerà poche cose, molte meno di prima.

L’iPhone che adesso costa 500 euro costerà dopo la svalutazione 1250 nova-lire con lo stipendio di 1000 nova-lire. Così i computer, così le auto, così i concimi chimici (che sono fatti con il metano), così i trattori, il cibo e tanti altri prodotti.

Ovviamente c’è un lato positivo della questione e cioè che tutto quello che viene fatto in Italia e tutto quello che comporta manodopera italiana costerà il 60% in meno agli occhi degli stranieri e quindi i nostri prodotti saranno molto economici per i tedeschi, le vacanze costeranno ai francesi pochissimo. Dopo la svalutazione molti soldi arriveranno dall’estero che ci vedrà come un Paese molto economico.

Se per fare la pasta importiamo il 40% del grano dall’estero, avremo che il 60% del grano italiano sarà fatto con la manodopera italiana che costerà le stesse novalire dopo la svalutazione  e con i carburanti che vengono dall’estero rincarati del 150%. Si stabilirà un equilibrio per cui la pasta aumenterà ma non raggiungerà le vette del 150% di aumento.

Ovviamente chi potrà aumentare i prezzi lo farà, chi ha un reddito fisso diventerà più povero. Chi aumenterà i prezzi sarà sottoposto alla pressione dei nuovi poveri che non potranno comprare quello che compravano prima.

Le aziende che delocalizzano hanno la possibilità di incrementare gli utili, una svalutazione sarebbe l’equivalente di una delocalizzazione per le aziende che esportano. Chi esporta si troverebbe un costo della manodopera da paese extraeuropeo e venderebbe a prezzo europeo con guadagni incrementati rispetto alla situazione attuale. Ovviamente un Default provocherebbe parecchi problemi alle aziende italiane ma finita la fase transitoria c’è chi ci guadagnerà.

La banca UBS ha valutato lo scenario di un Default dei paesi a debole economia quali l’Italia. Ha ipotizzato una svalutazione del 60% ( qui una traduzione) sulla base delle esperienza precedenti quali ad esempio l’Argentina. UBS calcola che il costo pro capite medio di un Default sia di 9500-11500 € per il primo anno per poi ridursi a 3000-4000 € negli anni seguenti. A regime una famiglia di 3 persone perderebbe tra i 9 mila e i 12 mila euro all’anno.

L’importante sito Wikipedia ha una voce riguardante il Default dell’argentina che descrive chiaramente la situazione che capita a un Paese fallito:

«Durante il 2002 inflazione e disoccupazione continuarono a peggiorare. Il vecchio tasso di cambio 1 a 1 (1 pesos per 1 dollaro, ndr) era schizzato a quasi 4 pesos per dollaro, mentre l’inflazione accumulata dal momento della svalutazione era circa pari al 80%. La qualità della vita dell’argentino medio si era abbassata di conseguenza; molte imprese chiusero o fallirono, molti prodotti importati divennero praticamente inaccessibili ed i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi.»

Rispetto all’ipotesi di UBS del 60%, Wikipedia per il caso Argentina parla di una svalutazione più forte e pari all’80%. Se poi qualcuno pensasse che gli stipendi e le pensioni in caso di svalutazione saranno incrementati, faccio notare che in Argentina «i salari furono lasciati così com’erano prima della crisi».

Lo Stato stampando più banconote avrà più soldi per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni che rimarranno costanti, quindi avrà realizzato una reale diminuzione della spesa pubblica a scapito dei redditi fissi che saranno tagliati del 60% rispetto a molti beni.

Un Default ha anche conseguenze bizzarre e poco immaginabili. Per esempio la Grecia che ha tagliato il proprio debito pubblico del 50%, quindi ha fatto un verosimile Default, si trova con problemi rilevanti di approvvigionamento di petrolio. I trader petroliferi affermano che nessuno voglia vendere petrolio alla Grecia e che questa sia costretta a rifornirsi dall’Iran. Gli USA e l’Europa stanno mettendo sotto pressione il paese ellenico perché smetta di comprare petrolio da Teheran. Molto buffo.

Il motivo per cui la Grecia non riesce a comprare petrolio è che nessuno si fida a venderlo per via del fatto che è una nazione fallita. Immagino che molte altre bizzarrie attendano i paesi in Default.

Sandro Kensan
Fonte: http://www.kensan.it/articoli/Default.php
19.11.2011

via www.rischiocalcolato.it

A TRIVIO E UN’OPERA D’ARTE IN ALLESTIMENTO

 

IL CENTRO SOCIOCULTURALE SI E’ FATTO PROMOTORE  DI UNA BELLA INIZIATINA :

UN PROGETTOINIZIATO QUALCHE ANNO FA. L’OPERA CONSISTE NELLA MESSA IN MOSTRA

DI UN MOSAICO CON RAFFIGURAZIONI  DI PROFILI,  ANGOLI SUGGESTIVI E PARTICOLARI

DEL SIMPATICO E VIVACE BORGO DI TRIVIO

 

RAFFIGURAZIONE OROLOGIO IN PIAZZA

 

 

 

MOSAICO


SOCI DEL CENTROSOCIOCULTURALE AL LAVORO


VI ABBIAMO PRESENTATO UN PICCOLO SCORCIO DI CHE COSA

STIAMO COMPLETANDO.  NON APPENA SAPREMO LA DATA

DEL’INAUGURAZIONE VE LA SEGNALEREMO

LA STRAGE NAZISTA UN GIORNO DA NON DIMENTICARE

 

SETTIMIO CON UNA SUA OPERA CI FA VIVERE QUEI MOMENTI


LA COSTARELLA

 

 

 

 

 

LA STORIA

 

mattina del 26 novembre, in seguito ad un fatto di sangue avvenuto il 18 novembre
del 1943, la frazione di Trivio viene circondata dagli uomini delle “SS” al comando
del Tenente Kramer, che rastrellano tutto il paese ed avviano uomini, donne
e ragazzi presso la SALID di Rio Fresco: solo in pochi riescono a scappare. I tedeschi
fanno irruzione nelle abitazioni, le perquisiscono e incutono terrore nella popolazione,
tanto da provocare, per il forte spavento, la morte per collasso cardiocircolatorio a
Brunelli Ersilia, moglie di Filippo Mastantuono.


Sulla collina della Costarella vengono catturati: Angelo Nocella, Luigi Filosa, Francesco
Filosa, Antonio Guglielmo, Salvatore Marciano e Livio De Meo.
Un soldato tedesco, inspiegabilmente, uccide cinque dei sei prigionieri e solo l’intervento
di un sottufficiale salva la vita a Livio De Meo.
Il soldato autore della strage, lo stesso giorno, viene inviato per punizione sul fronte
di Cassino, dove troverà la morte alcuni giorni dopo.
Durante l’operazione di rastrellamento vengono uccisi, in località Smerze, con una
sventagliata di mitragliatrice, Ersilio Tullio Filosa ed Alfedo Lagni; Giovanni Filosa
viene ucciso da un cecchino mentre cerca di nascondersi su un albero a poche decine
di metri dalla collina Costarelle; in piazza viene ferito alle gambe, con una sventagliata
di mitra, Michele Guglielmo.

Nel 1997, Livio De Meo in una testimonianza resa a
Francesco D’Angiò in occasione dell’inaugurazione della stele a ricordo della strage,
ricostruisce la drammatica vicenda, anche se a giudizio di alcuni triviesi il suo resoconto
è incompleto. Altre testimonianze non chiariscono più di tanto il drammatico
episodio. Riportiamo dal libro Io C’ero di Giovanni Bove la testimonianza di Benedetta
Magliocco, vedova di Salvatore Marciano, che si reca sulla collina Costarelle e si trova
davanti una scena orribile25:
“Mio marito Salvatore giaceva a terra, accanto ad altri corpi. Erano stati fucilati barbaramente
dalle SS. Due soldati, accanto ad una mitragliatrice piantata per terra,
mangiavano fichi secchi e bevevano una bottiglia di liquore. A quella vista, con le
lacrime agli occhi, dissi ai due soldati: Quello è mio marito. Posso portarlo via ? E il
barbaro senza pietà rispose: Nics, banditi non avere famiglia!


Questa frase mi martella la testa, mi è rimasta così impressa che non riesco più a dimenticarla.
Ed io ancora a supplicarlo: per pietà, per amor di Dio. Io sfollata, avere
due bambini che domandano del papà! Quello è mio marito, ridatemelo!
Sentendo queste parole il tedesco che stava bevendo, forse impietositosi, o forse
ubriaco, alzò la mano quasi per dire: Va bene, prendetevelo! Allora prendemmo una
mezza scala che stava in una casetta poco distante, ve lo adagiammo sopra e lo portammo
al paese”.


Anche le mogli e le madri degli altri fucilati si recano sul luogo dell’eccidio e con l’assenso
delle SS trasportano su scale i corpi straziati dei loro congiunti.
Il giorno dopo viene celebrata la cerimonia funebre nella chiesa di S. Andrea; vi partecipa
l’intera comunità, in un clima misto di commozione, paura e terrore


foto TRIVIOAMICI

La torre di Maranola lasciata in abbandono

LA TORRE CAETANI DI MARANOLA LASCIATA IN ABBANDONO

Ci sono voluti circa dieci anni per ristrutturare l’antica Torre di Maranola ed ora rimasta senza manutenzione rischia di nuovo la decadenza.

Si è dovuta operare una strana , operazione, amministrativa per consentire che la cadente torre fosse riportata “agli antichi splendori” con la cessione del monumento,  vanto dell’autonomia maranolese, alla Provincia di Latina, che ha potuto investire una somma considerevole per la sua ristrutturazione. Poi ci sono state inaugurazioni in pompa magna: sindaco, vescovo e Presidente della Provincia, con targhe storiche annesse.

Ma da allora la Torre seppure monumento da conoscere e visitare è rimasto inesorabilmente chiuso al pubblico. Non si sa chi deve gestirne l’uso. Chi si deve assumere la responsabilità di farlo funzionare. Chi in via eccezionale ha potuto salire fin sulla vetta della Torre, racconta di una vista incommensurabile, ma per arrampicarsi per la ripida scala ha dovuto fare i dovuti scongiuri.

D’altra parte, le piogge e le intemperie stanno minando la struttura che se solo dopo tre anni non verrà attivata una adeguata

manutenzione, rischia di tornare ab initio. Ora si parla di riaffidare la gestione al Comune, ma mentre si discute e si approntano le dovute “carte” la torre resta lì come un simbolo inviolabile, ai tanti turisti che si recono nella sede del Parco durante le numerose manifestazioni che specialmente d’estate si svolgono in loco.

Il Team rivolge un appello a chi di dovere, perchè si affrettino i tempi e si restituisca al pubblico il monumento più prestigioso e suggestivo del borgo antico maranolese.

IL TEAM

IL DISTRIBUTORE GIA’ FA DISCORDIA

LETTERA RICEVUTA DA TRIVIOAMICI CON LA CORTESE RICHIESTA DI PUBBLICARLA

I consiglieri comunali che lunedì hanno deliberato l’istituzione del

Distributore a Trivio, hanno fatto un sopraluogo per rendersi conto

dell’usogiornaliero che se ne fa dello spazio scelto?

Attualmento lo spazio ha i seguenti usi:

1) parcheggio settimanale per gli abitanti della zona;(sempre pieno)

2) Punto di ritrovo i giorni festivi per i podisti che si allenano e che amano

Trivio e si allenano anche per il Giro delle Contrade;

3) Fermata della corriera e quindi in loco invece andrebbe allestestita

una pensilina;

4) un giorno a settimana (martedì-mercoledì) viene usato come mercatino

rionale, vista l’inagibilità della Piazza Sant’Andrea;

5) Punto di ritrovo e partenza dei pulmans dei Centri anziani e

associazioni,per le gite turistiche nonchè sosta dei pulmans internazionali

ospitati nell’agriturismo della Costarella;

6) Uso dei mezzi comunali per la raccolta differenziata mattutina.

Chiediamo ai responsabili politici e amministrativi di Trivio : Dove si

svolgeranno dopo l’installazione del distributorte tutte queste attività?

Otretutto in questo tratto la via Rotabile è stata allargata con l’esproprio,

ma solo sulla carta ; gli spazi ci sono, ma la carreggiata in questo punto

è sprovvista di segnaletica orizzontale ( striscia bianca centrale che delimita le

corsie ambisenso di marcia).

Nei prossimi giorni vi invieremo foto .

 

 

 


IL TEAM

L’AMERICA FESTEGGIA THANKSGIVING

L’America festeggia Thanksgiving,


il giorno del Ringraziamento

Scritto da Carlo

 

 


Il quarto giovedi di ogni Novembre, l’America(USA) festeggia Thanksgiving,

il Giorno del Ringraziamento.

 

 

 

La festa risale a una celebrazione per ringraziare Dio e i Nativi Americani per aver

aiutato i Pilgrims nel 1621 a Plymouth, oggi giorno Massachusetts. Il Giorno del

Ringraziamento e’ una delle feste nazionali più importanti per gli Stati Uniti.

Come tradizione sulle tavole non mancherà il tacchino ripieno ed altre pietanze tipiche

americane, come le patate dolci, la salsa di mirtilli rossi e la torta di zucca.

Pero’ sulle tavole delle famiglie Italiane inoltre a queste, si aggiungeranno altre

pietanze e dolci tipici italiani; l’antipasto, la lasagna, i broccoletti, le sfogliatelle,

le castagne e noci e per finire il caffe’ espresso.


“Buon Appetito”!!! e “Buona Festa”!!!