LA PROMESSA DI ADRIANO CELENTANO

 

ADRIANO CELENTANO SARA ‘A SAN REMO

 

 

MILANO – «Noi il nostro Tevez lo abbiamo ingaggiato, a differenza di altri. Il Tevez di quest’anno è Adriano Celentano». Probabilmente Mauro Mazza, direttore di Raiuno, non ha pensato alla possibile associazione di idee che avrebbe potuto scatenare la sua battuta, il parallelo tra le quotazioni del fuoriclasse del Manchester City e il superingaggio che verrà corrisposto al «Molleggiato» per la sua partecipazione al Festival della Canzone italiana. Le polemiche che hanno accompagnato il ritorno del cantante a Sanremo sono riaffiorate anche nel corso della conferenza stampa. Ma è stato Gianmarco Mazzi, il direttore artistico della manifestazione, a sgombrare subito il campo da ogni dubbio: «Celentano distribuirà tutto il suo compenso in beneficenza». Non solo: «Si farà personalmente carico degli oneri fiscali legati ai compensi e saranno a carico suo anche tutte le spese di permanenza all’Ariston. Tanto per essere chiari: venire a Sanremo a lui costerà un sacco di soldi».

CIFRE E BENEFICENZA – Mazzi ha chiarito quali saranno le cifre in campo e come saranno poi redistribuite. Qualora partecipasse ad una sola serata, Celentano percepirà 350 mila euro. Nel caso di due serate, la somma salirà a 700 mila. E salirà ulteriormente a 750 mila qualora alla fine l’artista decidesse di partecipare a quattro o a tutte le serate. Quanto alla beneficenza, Celentano destinerà i compensi a uno o due ospedali di Emergency (a seconda di quanto sarà effettivamente il compenso finale, comunque si parla di 100 mila euro ciascuno) e a 20-25 famiglie bisognose che saranno indicate dai sindaci di Milano, Roma, Firenze, Napoli, Verona, Cagliari e Bari e a cui saranno corrisposti assegni da 20 mila euro. Mazzi ha parlato di una polemica «scatenata in modo rabbioso», forse «perché c’è sempre la paura che Celentano parli anche e non si limiti a cantare».

«NOI FELICI PER LA SCELTA DI CELENTANO» – Emergency, dal canto suo, ha fatto sapere che «è felice» per l’intenzione di Celentano di fare beneficenza con il compenso di Sanremo. «Lo ringraziamo – ha spiegato l’associazione – per aver raccolto il l’sos che abbiamo lanciato: in questo momento abbiamo grande bisogno di sostegno, per poter portare avanti il lavoro di cura nei nostri ospedali nel mondo e negli ambulatorio che, in Italia, assistono sempre più persone, straniere e italiane».

«ADRIANO È LA STORIA» – Gianni Morandi, per il secondo anno consecutivo in veste di presentatore, ha tagliato corto sulle polemiche, prendendosela con una classe politica «che non ha titolo di parlare di moralità» e che «scarica sugli artisti i propri fallimenti». Poi il presentatore ha aggiunto: «Portare Celentano a Sanremo è un sogno che abbiamo da sempre: lui è Sanremo, proprio qui iniziò le sue provocazioni nel 1961 cantando ’24 mila baci». E ancora: «Celentano è la storia, è la musica, non si discute averlo. Celentano è l’Italia. Lo conosco da 49 anni e la cosa che mi sorprende è come riesca sempre a creare una rivoluzione ogni volta che arriva, ad attrarre l’attenzione. È come se il festival di Sanremo fosse il festival di Celentano, all’insegna di Celentano, e questo ci aiuterà».

RITIRO SPIR…….. SULLA NAVE CONCORDIA

 

Valerio Staffelli ha raggiunto

 

Besana Brianza

 


per consegnare il Tapiro D’oro ad un prete che si trovava sulla Costa

Concordia durante la tragedia. Perchè un Tapiro? Perchè Don Massimo

Donghi aveva detto ai suoi parrocchiani che si sarebbe recato in ritiro

spirituale,in realtà non ha mentito, cosa rilassa spiritualmente più di una

Crociera? Specialmente se si è in compagnia della propria madre e della nipote.

Il ritiro spirituale è stato smascherato ingenuamente proprio dalla nipote

su Facebook, ha scritto per rassicurare i propri conoscenti sulle loro

condizioni di salute e si è fatta scappare della presenza dello zio prete!


 

Il parroco ha ringraziato Staffelli per il Tapiro ma nella sua Crociera ci sono

almeno due peccati, il primo è quello di falsa tesitimonianza, il secondo è

fare uno Crociera durante una crisi come questa, non è per niente

etico da parte di un sacerdote.

Questo ovviamente lo pensava anche lui è infatti si è guardato  bene di

dirlo ai suoi fedeli!

I parrocchiani di Besana Brianza non saranno molto contenti ma sono

convinto che il prete riuscirà a riguadagnare la loro stima, con le parole i

preti hanno sempre avuto una marcia in più!


Un modo per “recuperare” potrebbe essere quello di

 

donare ai poveri  tutti i soldi del risarcimento

 

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II GIORNO DELLA MEMORIA RICORDATO DAGLI ANZIANI

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA


PER RICORDARE UN LUOGO

 

VISITATO IN ESTATE


 

DAGLI ANZIANI


DEL CENTRO DI RIO FRESCO DI FORMIA


 

SUGGERIMENTO PER DIRIGENTI E


DOCENTI PER UNA VISITA


 

ALLA RISIERA DI SAN SABA DI TRIESTE

 

Quando si parla de Centri Anziani di Formia , anche da parte di certi amministratori, si usa ironizzare su tali aggregazioni ritenute luogo per giochi alle carte e cenette a base di pizzate .

Mi corre l’obbligo invece documentare come invece, non poche volte, guidati da solerti ed intelligenti Presidenti, gli anziani formiani si organizzano per interessanti visite culturali nonché di carattere storico come quella avvenuta con il gruppo di Rio Fresco che quest’estate ha intrapreso un’ interessante “gita” in cui oltre alla visita della Slovenia e della Croazia, era prevista in conclusione la visita alla città di Trieste e al Museo Internazionale di San Saba.

 

Un luogo che ha commosso ed interessato tutti i partecipanti che hanno potuto rivivere all’interno delle lugubri e tristi sale, il momento dell’olocausto, l’eliminazione tramite forni crematori, di tante vite umane, documentate non solo da reperti fotografici, ma soprattutto da documenti sonori, video, originali che hanno fatto rivivere e pensare a momenti terrificanti della pazzia a cui l’uomo può ritornare a ricadere, nonostante secoli di “civiltà”.

 

Nel giorno della ricorrenza nazionale della memoria è opportuno ricordare anche con le modeste immagine riprese…quest’estate…una presenza indimenticabile a Trieste del CSA di Rio Fresco.

 

Viste le polemiche che in questi giorni sono sorte a Formia per il mancato contributo di € 5000,00 per 18 ragazzi delle scuole dell’obbligo per partecipare al ricordo dell’Olocausto ad Aushevitz, anche se non si condividono del tutto le spese fatte per luminarie e quant’altro durante le feste natalizie, vorrei sommessamente suggerire agli amministratori locali, ai Dirigenti Scolastici ed ai docenti, che si potrebbe portare gli alunni formiani a Trieste, con minore spesa ottenendo lo stesso scopo educativo. Ora arebbe anche inopportuno andare in Germania, perché certi tedeschi li prenderebbero tutti sosia di …Schettino.

Profnonno

 

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A TRIESTE LAGER NAZISTA RISIERA SAN SABBA

La Risiera di San Sabba

 

LA RISIERA,


DA IMPIANTO INDUSTRIALE


A FABBRICA DEGLI ORRORI.

 


L’insieme di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso,  divenuto tristemente famoso per essere l’unico campo di sterminio sul territorio italiano, venne costruito nel 1913 nel quartiere periferico di San Sabba a Trieste. Gli edifici non più adibiti ad uso industriale, vennero requisiti ed utilizzati all’occupatore nazista come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo 1’8 settembre 1943 con il nome di Stalag 339. Verso la fine di ottobre, sempre del 1943, esso venne strutturato come Polizeihaftlager (letteralmente campo di detenzione di polizia), destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania ed in Polonia, sia come deposito e smistamento dei beni razziati, nonché successivamente per la detenzione ed eliminazione di partigiani, detenuti politici ed ebrei.

 

 


Subito dopo l’ingresso della Risiera, in una specie di sottopassaggio,  si affaccia la prima stanza posta alla sinistra di chi entra era chiamata “cella della morte”,  in quei locali angusti venivano ammucchiati i prigionieri, che giungevano dalle carceri o che venivano catturati in rastrellamenti non solo a Trieste, ma anche in Veneto ed in Slovenia e destinati ad essere eliminati nel giro di poche ore.



Secondo testimonianze dei pochi sopravvissuti, spesso i prigionieri venivano a trovarsi in quelle celle assieme a cadaveri destinati alla cremazione. Al pianterreno dell’edificio si trovavano, i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano impiegati i prigionieri. Sempre nello stesso plesso erano ospitate le camerate per gli ufficiali e i militari delle SS ma anche le diciassette minuscole celle, in ognuna delle quali venivano stipati fino a sei prigionieri, in tali angusti locali, partigiani, politici, ebrei, aspettavano per giorni, talvolta per settimane, il compiersi del loro drammatico destino. Nelle prime due celle venivano torturati i prigionieri e spogliati di ogni loro avere, qui sono stati rinvenuti migliaia di documenti d’identità che venivano sequestrati non solo ai detenuti ed ai deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto (tutti questi documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia).

 


Le porte e le pareti delle celle erano ricoperte di graffiti  e scritte andate purtroppo perdute. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez, (attualmente appartenenti alle Collezioni de Henriquez), che ne fece un’accurata trascrizione. In un altro edificio a quattro piani venivano rinchiusi in camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari, anche donne e bambini, destinati alla deportazione in Germania nei campi di Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.Nel cortile interno della Risiera in prossimità delle celle, sull’area oggi contrassegnata da una piastra metallica, sorgeva l’edificio destinato alle eliminazioni, la cui sagoma è ancora visibile sul fabbricato centrale.

 

All’interno di questo edificio vi era il forno crematorio. L’impianto era interrato, vi si accedeva attraverso una scala metallica ed un canale sotterraneo, il cui percorso è oggi pure segnato dalla piastra d’acciaio e univa il forno vero e proprio alla ciminiera. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una scultura costituita da tre profilati metallici che simboleggiano la spirale di fumo che usciva dal camino. I nazisti, dopo essersi serviti, fino al marzo 1944, dell’impianto del preesistente essiccatoio, lo trasformarono in forno crematorio secondo il progetto di Erwin Lambert, un vero “esperto” nella costruzione di forni crematori, La risiera così fu in grado di incenerire un numero maggiore di cadaveri. Questa nuova struttura venne collaudata il 4 aprile 1944, con la cremazione di settanta cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima nel poligono di tiro di Opicina. Nella notte fra il 29 ed il 30 aprile dopo oltre un anno di utilizzo intensivo l’edificio del forno crematorio e la ciminiera vennero fatti saltare con la dinamite dai nazisti in fuga per eliminare le prove dei loro crimini, secondo una prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono.

 

Tra le macerie del forno furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in sacchi di quelli usati per il cemento. Tra le macerie fu inoltre rinvenuta una mazza di ferro, la cui fotografia è ora esposta nel Museo, dato che l’originale è stato trafugato nel 1981, utilizzata per uccidere i prigionieri. Venivano usati diversi tipi di esecuzione, le ipotesi sono varie e probabilmente tutte fondate: strangolamento, gassazione in automezzi appositamente attrezzati, colpo di mazza alla nuca o fucilazione. Non sempre però il prigioniero moriva subito, per cui il forno ingoiò anche persone ancora vive, le cui grida venivano coperte dal fragore di motori, da latrati di cani appositamente aizzati, o da musiche. Il fabbricato di sei piani, ora occupato dal Museo, fungeva da caserma con gli alloggi per i militari germanici, per quelli ucraini e per le milizie italiane.

 

L’edificio oggi  adibito al culto, senza differenziazione di credo religioso, al tempo dell’occupazione serviva da autorimessa per i mezzi delle SS.

 

Pensarci e come ritornare all’inferno

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IL GIORNO DELLA MEMORIA


L’Arcivescovo Bernardo D’Onorio


 

per il “giorno della memoria

 

Gaeta – Il 27 gennaio 1945 vennero aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento divenuto l’emblema delle barbarie naziste perpetratesi nel cuore dell’Europa; in quel luogo nefasto e pieno d’orrore persero la vita oltre un milione di persone, nei modi più efferati e atroci che la mente umana abbia mai potuto concepire.

Il Giorno della Memoria, che quest’anno si celebra per l’undicesima volta, è stato istituito con la Legge 211 del 20 luglio 2000, proprio con lo scopo di non dimenticare questa immane tragedia chiamata Shoah e perpetuarne il ricordo affinché quanto avvenuto non accada mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun luogo.


In Italia l’aberrante ideologia nazista colpì il popolo ebraico con le vergognose leggi razziali del 1938, e in seguito, con le deportazioni iniziate con l’occupazione tedesca avvenuta dopo l’8 settembre 1943. Anche altre categorie di persone furono perseguitate, internate e barbaramente assassinate “colpevoli” soltanto di avere etnie, fede, idee, valori diversi rispetto a quelli del pensiero dominante. Primo Levi ha affermato: “Se capire è impossibile, conoscere è necessario”.

 

H. Heine da parte sua ha ricordato che “Là dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini”. Nel calendario ebraico la prima giornata della memoria “yom hazikkaron” è il Capodanno, quando il Signore ricorda tutte le sue creature con misericordia. Poi c’è il ricordo dell’uscita dall’Egitto che gli ebrei fanno a Pesach, di Sabato – la Pasqua e anche in tutti giorni. E alla vigilia di Purim, il ricordo di Amalek, nello Shabbat Zakhor, il Sabato in cui “ricorda” è un imperativo. Quindi il ricordo della distruzione del Tempio e di tutto il resto, nei giorni di digiuno stabiliti, in cui gli ebrei commemorano e chiedono al Signore di ricordare cosa è successo al popolo eletto.

C’è poi il ricordo della Resistenza al nazifascismo e delle guerre di Israele e delle loro vittime. Ma nella Giornata della Memoria sono soprattutto i cristiani e i mussulmani che debbono ricordare le premesse della Shoah nei secoli passati e cosa è realmente accaduto prima, durante e dopo l’Olocausto.

Il nostro Arcivescovo ogni anno ha fatto ascoltare la sua voce di Pastore in questo momento di testimonianza ed evidenzia, tra l’altro, che il Santo Padre Benedetto XVI, nella sua recente visita alla Sinagoga di Roma, ha riaffermato categoricamente “l’impegno della Chiesa Cattolica e il suo desiderio di approfondire il dialogo e la fraternità con il Giudaismo e con il popolo ebraico, secondo la Nostra Aestate, il conseguente magistero e in particolare quello di Giovanni Paolo II”.

 

Il nostro Arcivescovo ricorda la sensibilità dimostrata anche nella tragedia dell’ultimo conflitto mondiale dalla popolazione della diocesi gaetana che fu testimone della partenza di migliaia di ebrei dalle nostre coste verso la terra d’Israele a fine guerra in Europa e mai ci fu una denunzia che allertasse le forze dell’ordine verso emigrazioni che erano vietate dalle forze d’occupazione. E ancor prima ricorda le comunità di Ebrei che hanno vissuto e prosperato a lungo nella nostra terra.

Ricordare per i cattolici è anche momento di preghiera con il cuore, sulla testimonianza di presbiteri come padre Massimiliano Kolbe, di suore come le Martiri di Nowogródek, Suor Maria Stella e le sue dieci compagne, Sorelle della Sacra Famiglia di Nazareth, e ancora suor Edith Stein, in religione Teresa Benedetta della Croce, che il Santo Padre Giovanni Paolo II ha proclamato compatrona d’Europa. “Memento” dunque, “ricorda”.. e ricordiamoci noi tutti non soltanto di non dimenticare, ma prendiamo anche coscienza di cosa l’uomo sia stato capace di fare in un passato neppure troppo lontano; dobbiamo evitare che si ripeta.

TONY D’URSO DA MARANOLA A NEW YORK

 

TONY D’URSO BUILDS A NEW

 

LIFE FOR HIMSELF AND OTHERS

 

BULBING HOMES ,SCHOOLS

 

 

LA GIOIA E’ ESSERE QUI E AIUTARE LORO

 

 


LA VOLONTA’ DEL FARE PER CHI HA PIU’ BISOGNO

DI NOI

 

 

LA SCUOLA IL PRIMO PUNTO DI PARTENZA

 

 

 

AIUTARE TUTTI

 

 

 

 

 

TONY D’URSO DA  MARANOLA


 

In questi giorni è salito agli onori della cronaca Internazionale Antonio D’Urso,

una persona eccezionale, maranolese doc, che negli STATES si è fatto onore

facendo anche onore al suo paese d’origine. Da qualche anno in pensione,

dopo una brillantissima carriera nell’amministrazione pubblica newyorchese,

ora lo vediamo impegnato a sostenere nel terzo mondo la causa dei bambini


poveri per procurare loro un tetto decente dove ripararsi dalle intemperie.

E’ soprattutto nel Kenia che sta operando in collaborazione con alcune

Associazioni umanitarie per la raccolta di fondi da spendere direttamente in

quelle parti del mondo più disagiate ed abbandonate.


Questa sua attività filantropica lo ha fatto assurgere ad una dimensione

mondiale, perché candidato insieme ad altri tre americani per un premio di

100.00 dollari, da spendere per le sue opere umanitarie per i bambini

abbandonati. Si è aperta una competizione a cui si può prendere parte


Anche dall’Italia e soprattutto dal nostro comune e da Maranola in particolare,

il luogo natìo di Tony, di cui va sempre molto fiero.


Conosco Tony D’Urso dall’infanzia, quando giocavamo insieme nella Piazzetta

San Luca di Maranola. Poi il padre emigrato negli USA si chiamò la famiglia con

sè. Per un pò ci perdemmo di vista, ma seppe in seguito della sua formidabile

ascesa. Studente lavoratore, diplomatosi e infine laureato in architettura,

divenne un importante dirigente dell’Ufficio Urbanistico di New York col

sindaco Giuliani. Parallelamente era impegnato nella vita politica locale, eletto

per diversi anni nel Contry dove aveva la sua residenza. E’ stato comunque

sempre impegnato nel sociale.


Lo ricordo nel 2011 quando ci ritrovammo dopo tanti anni in un meeting

conviviale: “Il ballo annuale dei Formiani” in un lussuoso locale di Long Island.

In quell’occasione il dinamico Predidente dell’Associazione Formia d’America,

Maddalena gli conferì l’ambito riconoscimento di Uomo dell’anno”. Poi divenne

anche presidente dell’Associazione Litle Italy e di strada ne continua a fare ora

sempre più impegnato nella solidarietà infantile.Apprezzo quello che ha scritto

Iadicicco su freevillage e lo stesso Saverio Forte con Lazio TV e mi adopererò

per quel poco che posso, per farlo votare. Lo merita è un grande italiano,

formiano e soprattutto, maranolese doc! Votiamolo!!!


Profnonno

 

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