STORIA DI UN PRETE 6° CAPITOLO L’OPPOSIZIONE AL DECRETO DI RIMOZIONE

 

 

STORIA DI UN PRETE –

 

 

Don Raffaele Di Iorio, parroco di Trivio

Formia: CAPITOLO VI

L’opposizione al decreto di rimozione
Prosegue, più che mai vivace, lo scontro epistolare tra il Vescovo di Gaeta ed il parroco don Raffaele Di Iorio che vuole difendere a tutti i costi, la sua posizione di parroco in Trivio di Formia e la sua dignità sacerdotale, certamente menomata dall’autoritaria decisione del Vescovo stesso di rimuoverlo senza troppi scrupoli dalla sua parrocchia.

Prima scuola di catechismo formata da don Raffaele sin dal suo primo insediamento a Trivio


PRIMA SCUOLA DI CATECHISTO FONDATA

DA DON RAFFAELE  SIN DAL SUO PRIMO

INSEDIAMENTO A TRIVIO

Dal fitto carteggio in nostro possesso ed in ogni momento visionabile pubblichiamo qualche altra lettera di quelle intercorse fra i due protagonisti che si trovano ormai alle ultime battute della vicenda.

Da Roma, in data 3 ottobre 1952 il rev. Di Iorio risponde alla lettera del Vescovo del 22 settembre, da noi pubblicata nel capitolo precedente. Da essa rileviamo: “Sono rimasto non poco sorpreso nel constatare come l’E.V. mi nega in detta lettera un mese di, dilazione per provvedere alla mia. difesa, privan­domi così del beneficio che il codice (Can. 2149 & 1 e 2151) desidera venga concesso a qualsiasi parroco di fronte ad un provvedimento di tale gravità; e, quindi, mi annunzia che procederà tuta conscentia ad emettere il Decreto di rimozione; mentre, e questo mi sorprende ancor più, passa sotto silenzio l’eccezione pregiudiziale da me opposta alla sua invitatio del 10 settembre e cioè che mancano in essa gli argumenta o accuse detta­gliate e specifiche, atte a sostenere le due cause di rimozione, come tassativamente prescrive il Canone 2148 par. 2, ad actorum. validitatem ut acta valeant. Un’altra sorpresa ugualmente dolorosa, mi ha suscitata la sua lettera quando ho letto in essa, dopo una ricostruzione non troppo esatta dei fatti, l’annunzio che il processo contro di me è stato già fatto regolarmente. Quando sarebbe stato fatto tale processo, se la Invitatio che prelude ad esso, mi è pervenuta, come ho detto solo il 29 settembre e contro di essa grava la pregiudiziale da me formulata, della mancanza assoluta di argumenta, o capi di accusa specifici?
“(A tale proposito mi permetto annotare in parentesi, nella stessa Invitatio c’è una confusione fra causae remotionis e argomenta quibus causae invetuntur). Ed ancora: Se la Invitatio manca di accuse specifiche tali da farmi conoscere chiaramente quali sono le mie deficienze, come sarei io potuto difendere, adducendo Argumenta in contrario con testi e documenti. Quanto io fossi desideroso di conoscere tali accuse per provvedere alla mia difesa glielo dimostra la mia risposta del 20 settembre, nella quale mi dichiaravo pronto a passare in Curia Arcivescovile il giorno e l’ora da lei fissati ma a tale mia premurosa offerta Ella
ha replicato come ho testè accennato, dicendo che il processo è già stato fatto e che intende procedere alla emissione del Decreto. “Di fronte a tale stato di cose io, ricordando rispettosamente all’E.V. il disposto del Canone 2148 par. 2, secondo il quale non possono ritenersi validi gli atti di un processo dì rimozione, se l’Invitatio fatta dall’Ordinario è priva di accuse specifiche e determinate, rinnovo un pressante e filiale appello, affinchè Ella, nella sua illuminata prudenza di padre e di Arcivescovo, voglia benignamente specificarmi le accuse che danno vita alle due cause dì Imperitia e di Cattiva Amministra­zione e che a tutt’oggi ignoro; e consentirmi dopo di esserne venuto a conoscenza, almeno un mese di tempo onde lo possa preparare la debita difesa”.

E’ di tutta evidenza come ormai la vicenda si trovi alla svolta finale e che il destino del parroco Di Iorio venne segnato sin dalla visita pastorale del 2 dicembre 1951 e che tutto lo scontro epistolare fosse servito a ricercare un aspetto di legittimità per la rimozione del parroco.

Ma al di là delle carte, interpretandole, sembra di capire che appena dopo la seconda guerra mondiale ci furono alcuni ricorsi contro il parroco diretti alla Sacra Congregazione del Concilio e che il vescovo di Gaeta, credendo in una bonaria rinuncia del Di Iorio alla parrocchia per un incarico non di cura d’anime in cattedrale, voleva mettere tutto a tacere senza farsi nemica la Congregazione vaticana. Restò però spiazzato dalla tenace opposizione del parroco e alla fine dovette pur in qualche modo prendere una decisione che fu distruttiva per la parte in causa più debole; e così don Raffaele Di Iorio fu rimosso dalla parrocchia di Trivio e ritornò alla sua casa di Ausonia con la zia Civita e la sorella Francesca.

Decreto di rimozione di don Raffaele dalla Parrocchia di Trivio

Decreto di rimozione di don Raffaele dalla
Parrocchia di Trivio

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