STORIA DI UN PRETE 7° CAPITOLO

STORIA DI UN PRETE – Don Raffaele Di Iorio, parroco di Trivio [7]
Formia: CAPITOLO VII
Verso l’epilogo

Il 17 ottobre 1952 il vescovo di Gaeta rende note al parroco Di Iorio le cause della sua rimozione e cioè: 1) incapacità; 2) cattiva amministrazione delle cose temporali della parrocchia con gravi danni ai possedimenti parrocchiali.

Questa comunicazione giungeva al Di Iorio il 25 ottobre, ma nel frattempo il giorno 18 con raccomandata n. 1248, dall’ufficio postale di Roma Centro, il sacerdote inviava un esposto al vescovo: ” In data 11 ottobre 1952 è stato notificato a mezzo del servizio postale il decreto di rimozione dalla parrocchia di Trivio, emesso dall’Ecc.za vostra in data 29 settembre 1952.
“Avverso tale decreto, che tristamente conclude un lungo periodo di umiliazioni e di calunniose vessazioni a suo danno, il sottoscritto ha il dovere – prima ancora che il diritto – di reagire con tutti i mezzi che i SS. canoni pongono a sua disposizione e pertanto, propone, con la presente, opposizione ai sensi del can. 2153 del Codice di Diritto Canonico.
Le cause della rimozione decretate dall’arcivescovo
“Già prima della emanazione del decreto, il sottoscritto aveva ripetutamente espresso all’Ecc.za Vostra Rev.ma i motivi di ordine morale che non gli consentivano di rinunciare alla parrocchia sotto il peso di accuse infamanti e calunniose. In questa sede è indispensabile far presenti i motivi di diritto che impongono la revoca del decreto stesso.
1) Gli atti tutti del procedimento di rimozione sono viziati di invalidità a norma del can. 2148 par. 2. Questo
infatti richiede espressamente a pena di invalidità che nell’Invito alla rinunzia da rivolgersi al parroco prima del decreto di rimozione siano indicati, oltre alle cause del provvedimento, anche gli argomenti che le giustificano. Nell’invito rivolto al sottoscritto il 10 settembre 1952 manca invece un sia pure lontano accenno ai motivi, alle circostanze, agli episodi, di cui si sostanziano, secondo gli anonimi accusatori, le cause indicate: l’imperizia e la cattiva amministrazione del beneficio. E come può difendersi un uomo a cui carico si formulano tanto gravi accuse, se con gli si dice che cosa ha fatto per meritarle?
“Come si può – anzi – onestamente accusare di imperizia un parroco che ha retto la parrocchia per 28 anni, senza che mai prima d’ora sia stata messa in dubbio la sua capacità? Un parroco che ha compiuto il suo dovere anche, e soprattutto, in condizioni di particolare disagio, specie nel periodo immediatamente successivo alla guerra, condizioni che più di una volta hanno indotto la stessa Ecc.za Vostra Rev.ma a riconoscerle e ad apprezzarle?
Si dicano questi fatti! Per una inderogabile esigenza di giustizia, prima ancora che per rispondere al preciso disposto del canone citato. 2) Nel decreto il sottoscritto ha appreso per la prima
volta di aver perduto la stima dei probi della parrocchia.. Per la prima volta; giacchè nell’invito del 10 settembre le cause della rimozione erano soltanto due: l’imperizia e la cattiva amministrazione del beneficio. Anche per questo capo è necessario che mi sia concessa la possibilità di difendermi. Ed io chiedo fin da ora di essere ammesso ad esibire tutti i documenti in mio possesso relativi alla amministrazione e chiedo che siano sentiti come testimoni, riservandomi di indicarne altri se necessario, le seguenti persone che potranno ben deporre sulla mia posizione di parroco amato e seguito da tutto il popolo a me affidato:
1)Filosa Gildo fu Luigi;
2)Forte Aurelio fu Angelo;
3)De Meo Pietro fu Antonio;
4)De Meo cav. Mauro fu Gaspare.
“Tutto ciò premesso e considerato, e con espressa riserva di aggiungere e di illustrare i motivi di opposizione, concludo perchè la Ecc.za Vostra Rev.ma voglia revocare il decreto di rimozione del 29 settembre 1952 in quanto invalido ai sensi della legge canonica, prima ancora che inesatto ed ingiusto nel merito.
Confido come sempre nella Giustizia di Dio che vorrà servirsi come Suo strumento dell’Ecc.za Vostra Rev.m
a perchè mi sia restituita, con una giusta decisione, la tranquillità che peraltro ho sempre piena ed inalterata nella mia coscienza di Sacerdote. Dell’Ecc.za Vostra dev.mo in Cristo, Sac. Raffaele di Iorio. 18 0ttobre 1952″.

Con questo esposto termina il primo atto della controversa vicenda che non terminerà con il rinnovato giudizio negativo del vescovo, ma si trascinerà ancora per vari anni presso la Sacra Congregazione del Concilio senza che il sacerdote, ormai anziano, abbia mai potuto ottenere quella giustizia tanto agognata.

Le cause della rimozione decretate dall’arcivescovo

segue il documento della rimozione

Segue il documento della rimozione