GUERRA LA LIBERAZIONE FORMIA

eri sera a Mola in Festa

il giorno più triste

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della storia formiana

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DAL 19

«L’odissea del popolo formiano

dal 10 settembre 1943 al 18 maggio 1944,

nel 70º anniversario del bombardamento di Mola»

Il mese di settembre del 1943 fu meraviglioso a Formia, con le sue giornate ancora estive. Anche il raccolto fu abbondante e le case dei contadini si riempirono di frumento, cereali, carrube, fichi secchi. Quelle derrate furono provvidenziali per la popolazione affamata e costretta, da anni, a vivere nelle ristrettezze del tesseramento.

Tutto era stato messo sotto la taglia dei bollini: pane, pasta, farina, olio, zucchero, grassi, carne.

Accaparratori e speculatori senza scrupoli imperavano con i loro loschi intrallazzi e la parola “borsa nera” ormai era entrata nel linguaggio quotidiano. Quante madri barattarono il loro ricco corredo nuziale, frutto di tanti sacrifici, per un fiasco d’olio, una pagnotta di pane nero, pochi chili di patate per sfamare i figlioli che deperivano sempre più col passare dei giorni.

La guerra, oramai era diventata un martirio e l’Italia stava vivendo giorni drammatici che la stavano portando inesorabilmente alla resa.


Lo sbarco degli Alleati in Sicilia, nella prima metà di luglio, non solo aveva messo in crisi il nostro Esercito, ma aveva disorientato enormemente anche gli apparati gerarchici decretando la fine di quel sistema politico nefasto che tante sciagure aveva già provocato.

Con l’avanzare delle forze alleate verso Napoli, squadre di aerei sempre più numerose piombavano come falchi sulle città indifese dell’Italia meridionale, adempiendo, con fredda strategia alla loro missione.