centro storico di monteleone e’ inibito l accesso pedonale .

Marisa Angelini SINDACO DI MONTELEONE

17 ore fa ·

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Il sisma ha ancora fatto altri danni e’ chiuso il centro storico di monteleone e’ inibito l accesso pedonale . Ci sono stati crolli di cornicioni . Tutta la popolazione e’ invitata a presentarsi al campo di accoglienza e lasciare le proprie case al centro storico per le prossime 48 ore . Stiamo allestendo il campo di accoglienza . I pasti sono assicurati al campo accoglienza . Il sindaco marisa angelini

Enel Energia SpA a risarcire i danni Enel Energia SpA a risarcire i danni

Il Giudice di Pace di Gaeta, Dott.ssa Alba D’Urso, con sentenza del 20/09/2016 ha condannato la Enel Energia SpA a risarcire i danni subiti all’interno di un immobile sito in Trivio di Formia a causa di uno sbalzo di corrente elettrEnel Energia SpA a risarcire i danni ica.

Al danneggiato, assistito dall’Avv. Michele Tommasino, è stato riconosciuto anche il pagamento delle spese di lite.

Sabaudia, in casa un fucile con matricola abrasa

Foto di repertorio di GoNews
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Altro blitz del Corpo forestale dello Stato contro il bracconaggio alle porte di Sabaudia. Questa volta sono scesi in campo gli uomini dell’ispettore superiore Giuseppe Pannone del comando stazione di Terracina. A distanza di tre giorni dal sequestro di richiami e di fucili operato dai colleghi di Sabaudia che hanno denunciato tre bracconieri colti sul fatto, gli agenti di Terracina oggi hanno tratto in arresto un 60enne risultato in possesso di un fucile Winchester calibro 30 con matricola abrasa. L’uomo, I.F., si trova ora agli arresti domiciliari e dovrà rispondere anche del reato di bracconaggio oltre che della detenzione di arma da sparo illegale.

L’operazione della Forestale di Terracina ha avuto inizio in un terreno di via dei Fossi alla periferia di Sabaudia, dove era in corso un’attività illegale volta alla cattura dei tordi. Alla vista degli agenti, il gruppo di cacciatori si è dileguato. Ma il 60enne non è riuscito a fuggire. Acciuffato dai forestali, ha negato ogni addebito relativamente al bracconaggio in atto tra la boscaglia a ridosso di una fascia frangivento dove erano state posizionate sei reti per uccellagione, di 10 metri per quattro ciascuna, e alcuni richiami elettronici. Identificato, il 60enne è risultato possessore di armi da sparo. Motivo per cui la Forestale ha proceduto, con autorizzazione della Procura, ad una perquisizione domiciliare a seguito della quale è stato rinvenuto il fucile con matricola abrasa. Immediate le manette. Reti, richiami elettronici, unitamente all’allarma illegale, sono stati posti sotto sequestro. Il blitz della Forestale tuttavia non è bastato a salvare i tordi catturati e rinvenuti in via dei Fossi in quanto già morti.

MARANOLA I racconti del tondo- 6 Armando De Meo (I parte) .

 

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Un  altro personaggio che frequentava il Tondomaranola-tondo_01_foto_istituto_luce_528

era Armando De Meo, Mast’Armando, il Muratore, Tagliente, così nomato a Maranola. Tagliente perché i suoi giudizi erano trancianti, quando diceva la sua, lì al gruppo riunito intorno al Tondo, non aveva peli sulla lingua e, pane al pane, vino al vino. Non poche volte si scontrava anche alterandosi con altri avventori, più spesso con Salvatore di Campione, con il quale aveva un’avversione viscerale.

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Quando Armando “Tagliente” ci ha lasciati, alcuni anni fa, scrissi  “Ora  veramente mi sento più povero”. Ma lo è diventato anche tutto il paese, impoverito perché è venuto meno l’apporto di un uomo ricco di umanità, di moralità, di amore in primo luogo verso la famiglia, ma anche verso il suo prossimo, “I Maranolesi” da cui non si è mai allontanato.

Il mio rapporto con Armando è stato molto intenso, di un’amicizia lunga, durata tutta una vita. Sempre ci siamo stimati, apprezzati e stimati, anche le poche volte che divergenze “politiche” ci avrebbero potuto allontanare. Ma la vicinanza più intensa si è realizzata con la collaborazione che mi ha sempre accordata nella elaborazione del nostro testo di “Poesie per tutte le età e tutte le stagioni”.

Nelle quindici edizioni che abbiamo stampato e pubblicato, Armando non ha fatto mai mancare le sue intense composizioni poetiche. Mbèh sì, Armando si può definire un vero poeta! Un cantastorie all’antica maniera,   uno spirito lirico, amante dei valori più sacri, della famiglia, della patria, della cultura della tradizione locale.

Da esse spesso mi sono   avvalso per le mie modeste commedie dialettali. E nelle sue ultime poesie che mi ha lasciato, si può appunto notare questo suo animo gentile e generoso. Integerrimo ed onesto, innanzitutto si può affermare, e la testimonianza più concreta, l’ho avuta da un racconto, già pubblicato anni fa, fattami da un altro maranolese doc, emigrato, amico di “Mast’Armando” come lo chiamava e non solo perché laziale come lui . Mi raccontò che tornato un anno in vacanza dagli USA, aveva lasciato sul “tondo” un suo borsello con dentro i documenti ed una cospicua somma, trovatolo Armando  glielo portò a casa e non volle neanche essere ringraziato, e alla mattina dopo quando al bar gli voleva pagare almeno un caffè, Armando si impose ed il caffè lo pagò lui. Ma Armando era soprattutto un fervente credente, religioso praticante fino all’ultimo istante della sua pur longeva vita: egli ha sempre frequentato la chiesa e ne ha seguito con scrupolosa assiduità le celebrazioni, le liturgie e le funzioni a cui credo abbia sempre partecipato con convinta fede e devozione. Per questo sono certo che il suo sia stato solo un Passaggio, proprio nella vicinanza della Santa Pasqua, da questo mondo pieno di poche gioie, ma di tanta sofferenza, ad un mondo migliore, il Paradiso che Armando tanto vagheggiava da vivo. Allego alcune delle sue ultime poesie da cui si può riconoscere la sensibilità di Armando De Meo:

I miei novant’anni

Novanta sono gli anni

Trascorsi  nella mia vita,

pesanti   sono gli affanni

ora che un bastone mi fa da guida.

Molte persone mi guardano di traverso

come un vecchio arnese di lavoro,

mentre   piango il mio vigore perso,

tra acciacchi e dolori.

Sono un vecchio del passato

Tante storie potrei raccontare,

ma questo mondo s’è cambiato

nessuno più ti sta ad ascoltare.

La gente corre va di fretta,

ognuno   vorrebbe toccar la luna,

lavorare   a molti gli va stretto

e si contano le stelle ad una ad una.

Cara sorella luna, tempo verrà

che questa gente ti abiterà!

Lasciamo entrare il sole

L’oscurità della notte

è scesa in questa nostra Italia,

irrequieta  Patria,

si è spenta ogni luce

di libertà e di pace.

Dense ombre vagano nell’oscurità,

assetate  di sangue e fan paura.

Ogni faro si è spento

Negando l’orientamento,

dalla gente smarrito.

O nubi minacciose, sgombrate il cielo,

Lasciate entrare il sole,

generoso medico curante,

che invade la terra, che invade le case,

che invade soprattutto i volti

ed i cuori di quelle ombre, oscure.

A mia moglie, dolce compagna

A te, amor mio, va tutto l’affetto

di un vecchio marito brontolone,

che ha sempre lavorato da servo,

mai da padrone.

Quante sofferenze fatte insieme:

i rimpianti di cose non fatte

e la gioia di quelle fatte.

Il duro lavoro di entrambi,

giorni brutti e giorni belli.

Ora tutto è passato è solo un ricordo.

Quando la notte tu dormi

ti guardo e sommessamente dico:

grazie o Signore d’avermi dato

la gioia d’averla conosciuta ed amarla

in questo mondo meraviglioso.

Ora siamo invecchiati,

ci godiamo questi ultimi anni

che il signore ci dona

tenendoci  per mano

fino  all’eternità.

 

Da sposato

Ogni mattina, dopo essermi sposato,

presto mi dovevo alzare,

mezzo  ancora addormentato,

a lavorare dovevo andare.

Ogni giorno sempre presente ero,

una  per una mi contavo le ore,

fino  al tramonto della sera

dopo   il lavoro di una giornata intera.

Stanco allor a casa ritornavo

Ad aspettarmi la mia compagna c’era,

di   serenità e di gioia tanta me ne dava,

con  delle cenette che tanto gustavo.

Ora son vecchi ricordi, bisogna

a quei pranzetti rinunciare,

ma siamo anziani e dobbiamo stare

sempre vicini tranquilli a riposare.

 

A trent’anni

Triste è vivere in questo mondo,

a trent’anni non trovo lavoro,

sono sulla barca in balia dell’onda,

senza famiglia e senza dimora:

promesse di qua, promesse di là,

ognuno ti offre la sua,

ma tutti i giorni sto a guardà

se la tua barca raddrizza la prua…

passano gli anni, speranze perdute.

Promesse dei mari, promesse di Monti,

ma senza quattrini non si fanno i conti.

Guardi il sole, sogni la luna

vai a pescare con l’amo e con l’esca

al tuo fianco non vedi nessuna

e nelle mani nemmeno una mosca. (

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( Profnonno

 

FESTIVAL APPRODI PRESSO AZIENDA PASTORALE MINCHELLA PASTORI APAC

Il Festival “Approdi” lascia per un po’ la sponde delle culture migranti per attraccare su quelle delle culture transumanti.

 

giorno 23, ore 17 Sala Comunale di Maranola)  che servirà soprattutto come scambio di esperienze tra pastori del comprensorio Aurunco e Ciociaro e alcuni rappresentanti della rete spagnola e la successiva con istituzioni, rappresentanti della rete dei consumatori, veterinari, ricercatori, etc. (giorno 24 Lunedì, tutta la giornata).  TiCi sono state alcune rettifiche che andrebbero inserite sul sito di Trivio Amici. Innanzitutto il meeting del giorno 23 e’ un meeting chiuso, soltanto per un numero limitato di persone, fondalmente pastori, e – quindi – non e’ aperto al pubblico. Non si terra all’azienda di Lorenzo Minchella a Faletto ma bensi a Maranola. L’evento pubblico e’ invece quello del giorno 24 che si terra’ alla sala comunale di Maranola

Ovviamente, il nostro obiettivo non e’ quello di organizzare un seminario accademico ma bensì di individuare quei punti salienti che hanno una rilevanza diretta per i pastori, e far si che gli ‘esperti’, e ‘tecnici’ presenti possano avvalorare le problematiche affrontate dalla categorie, dando così alle istituzione una migliore opportunità di comprenderle ed affrontarle in modo costruttivo.  

Un salut14650144_1606488069376844_6283739215689334331_n Il 23 e 24 agosto la kermesse promossa dall’Amministrazione comunale in collaborazione con una rete di sigle associative impegnate nel settore dell’accoglienza (Gus-Gruppo Umana Solidarietà, Terra Nuova Onlus, Associazione Insieme-Immigrati in Italia e CESV-Centro di Servizi per il Volontariato), si dedicherà al tema della sovranità alimentare e della pastorizia.

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Lunedì 24 ottobre, invece, dalle ore 9.30 alle 18 il Palazzo della ex Circoscrizione di Maranola, in Piazza Antonio Ricca, ospiterà il dibattito dal titolo “Con lo sguardo sui monti: pastoralismo e sovranità alimentare”, dedicato al valore ambientale, socio-culturale ed economico della pastorizia e alle possibilità che può offrire in un’ottica di sviluppo territoriale.

I RACCONTI DEL TONDO – 5 – IL TONDO SI TRASFORMA IN SEGGIO O PULPITO DA CUI SI COMUNICA ALL’AGORA’ MARANOLESE-

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La foto postata, il Tondo, da quanto mi suggerisce Gabriele deve riferirsi alla cerimonia della inaugurazione della Casa del Fascio che iniziata a costruire con il contributo lavorativo del popolo maranolese nel 1932, viene ultimata nel 1935. Sarà  iniziato credo proprio da questa occasione la consuetudine di comunicare come nell’Agorà greca, dal Tondo. Ma ora si può anche definire Seggio, termine caro al prof. Gerardo De Meo, in quanto da lassù si svolgono comizi, ma anche  omelie religiose, o  premiazioni di avvenimenti sportivi e culturali che si svolgono a Maranola.

931321_132733753597534_655166639_nQuando postai la mia provocatoria proposta di ripristinare sul Tondo il simulacro del Rivellino,un tempo baluardo difensivo della sicurezza del nostro Borgo, l’amico Ottavio Forte, da Boston ironicamente plaudeva alla proposta, affermando che finalmente si toglieva lo spazio ai nostri deprecabili politici di raccontare dal Tondo le loro esecrabili…bugie. Veramente aveva usato un altro termine irripetibile.

Ho voluto riportare la foto oggi e questo racconto, perché sul Tondo (Seggio per l’occasione) sono ritratti alcuni personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese, due “martiri” che a loro modo hanno pagato le atroci conseguenze del tragico secondo conflitto mondiale .

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A partire da sinistra nella foto si nota l’immagine di un sacerdote ed è certamente il parroco dell’epoca a Maranola don Carlo Piccolini. Egli  giunto da noi alla morte di mons. Vincenzo Ruggiero (1913) vi rimase fino al 1944 quando morì a causa di malattia contratta proprio per gli stenti e la sua denutrizione sofferta per aiutare i suoi fedeli maranolesi. Di fianco a lui si riconosce l’allora delegato del Podestà del Comune di Formia, il Maestro Antonio Ricca,il quale fu proprio il 17 di ottobre 1943 barbaramente ucciso, insieme all’operaio  Aurelio Pampena, per una rappresaglia compiuta dagli occupanti tedeschi.

A rischio di essere petulante, per averlo più volte ricordato, mi soffermo ancora una volta su questo tragico evento, non solo per averlo promesso a Saro, il figlio di Paolina e Antonio Ricca, che all’epoca era un bimbo in fasce, ma perché penso che non sia mai troppo ricordare alle giovani generazioni le atrocità della guerra. E questo avvenimento dell’uccisione dei due che ho definito in un mio racconto teatrale, che ancora non vede la luce, “I martiri di Maranola”, è  una tragica pagina della storia del nostro territorio che non andrebbe mai sottaciuta, per evitare che sia avvolta dall’oblìo. Sono sempre più convinto, anche per averlo ascoltato da testimonianze oculari, di chi ha assistito al duplice omicidio, che non siano stati i tedeschi a fucilare i nostri due Martiri, ma il famigerato Rocco Palmieri, fascista della prima ora, che era stato assoldato dai tedeschi dopo essere stato liberato dal carcere di Gaeta insieme al suo camerata  Franco del Giudice.

 

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I tedeschi, avevano circondato il borgo maranolese, proprio perché allarmati dal duo collaborazionista (Palmieri-Del Giudice) che a Maranola si stavano organizzando gruppi di Partigiani – Spesso accompagnavano una pattuglia di tedeschi sulle montagne alla ricerca di partigiani che non furono mai trovati. (Allora li chiamavano ancora Badogliani). La mattina della vigilia della festività del santo patrono, San Luca, Palmieri ed il suo sodale, per un episodio successo la sera prima a Maranola, lo scoppio di una bomba a mano, avvisarono i tedeschi che fecero un rastrellamento a tappeto, e sequestrato nella casa di Antonio Ricca, già capitano degli Alpini nella Prima Guerra Mondiale, una pistola e alcuni cimeli di guerra, e nella casa di Aurelio Pampena un vecchio fucile da caccia. Furono così accusati  di detenzione abusiva di armi, cosa vietata dai tedeschi  e pubblicizzata da un editto qualche tempo prima. A quanto si dice i tedeschi non erano intenzionati a passare per le armi i due prigionieri, ma volevano portarli a Villa Irlanda, a Vindicio, dove avevano il loro Comando, per sottoporli,a più stringenti interrogatori. Il Palmieri , che poi si rivelò un feroce assassino, proprio perché il “Podestà” Antonio Ricca lo aveva più volte ammonito per le sue vessazioni, nei confronti della popolazione maranolese, e per paura che avesse rivelato le sue ruberie anche nei confronti degli sfollati formiani, pretestuosamente insultò il Maestro Ricca e ad una sua reazione lo freddò miseramente. Poi rivolse la sua arma anche  verso Pampena che si era scagliato contro di lui volendo difendere il suo “Podestà” (Il Ricca lo aveva aiutato diverse volte ed inserito insieme ad altri maranolesi in una squadra di “guardafili” sorveglianti della linea telefonica Maranola –Formia, tacciati di essere un nucleo partigiano). I tedeschi poi sequestrarono anche una famiglia intera maranolese e la portarono con loro al comando, lasciando sulla strada i corpi dei due  malcapitati..

Dopo l’uccisione  il maestro Ricca fu assistito da tanta gente che era accorsa e messo su una lettiga improvvisata, fu portato alla casa che distava  alquanto dal posto dove era stato ucciso.

Il povero Aurelio Pampena invece rimase solo, fra le braccia della moglie che urlava la sua disperazione. Vicino a lei impietrita,la figlia, una ragazzetta di una decina di anni. Nessuno l’assistette, dovette la povera donna, andare a procurarsi un materasso, su cui distese il corpo crivellato di colpi del marito ed insieme alla giovanissima figlia trascinarlo per la strada,polverosa, fino alla casa che distava alcune centinaia di metri, alla curva dello Spirito Santo. I funerali si tennero il giorno dopo San Luca, ma fu lutto per il popolo maranolese che pianse giustamente il suo Maestro e podestà che tanto si prodigava per aiutare tutti indistintamente. Quel giorno del funerale, mentre trasportavano le due bare al Cimitero di Maranola comparve nel cielo un “caccia” tedesco e incominciò a mitragliare il corteo. Posate le bare per terra, tutti corsero al riparo. Ma come mi raccontava Renato, compianto figlio primogenito del Podestà maranolese, il povero Raimeglio, non fece in tempo a ripararsi e fu colpito mortalmente dalle raffiche e rimase morto sulla strada. E i morti si aggiunsero ai morti. (Profnonno)