TEATRO Giulietta al Camusac di Cassino

Un sogno, un’avventura del pensiero, un tuffo in quello spazio in cui fiaba, realtà e mito si fondono: di certo “Giulietta per un sogno (senza Romeo)” è tutto questo e molto altro ancora. Giocato, danzato, mimato, drammatizzato, spogliato del suo testo e     rivestito di significati ancor più vasti, il lavoro shakespeariano, messo in scena nell’ambito del progetto MOUSèION 2018 dal Teatro di Limosa insieme alle compagnie Danza Più, Opera Prima Teatro, Teatri Della Viscosa e Teatrolaboratorio Di Limosa, per la regia di Enrico Forte ed Hector Gustavo Riondet, avvince lo

spettatore e lo conduce per mano sino alle battute conclusive senza un attimo di cedimento.

La piece è stata allestita con maestria nel contest

o espositivo presente nel Camusac di Cassino, con sorprendenti effetti scenografici.

Accolti da un Arlecchino che è anche un Puck, gli spettatori si inoltrano insieme a lui in uno spazio oscuro nel quale luci improvvise inquadrano i personaggi che scaturiscono dal nulla.

Il fascino della Commedia dell’Arte schiude le porte al susseguirsi di un’azione che, pur restando saldamente ancorata al personaggio di Giulietta, spazia nella foresta incantata del Sogno di una notte di Mezza estate, nell’amore impossibile di Troilo e Cressida, nei meandri de La Tempesta e nei più antichi drammi di Marlowe traendone echi di indubbia incisività. E’ questo uno spettacolo dal fascino inconsueto e totalizzante che, proprio per il suo miscuglio teatrale reinventato e ben dosato,

consente allo spettatore di volare con la propria mente insieme agli artisti negli spazi di un “non-luogo” che si dilata all’inverosimile. Di certo la regina Mab, evocata da Mercuzio nel testo originale, la fata che domina la favolistica letteraria del XVII secolo, aleggia col suo carro invisibile nell’aria e, catturati i presenti, li trasporta, rapiti, da un quadro all’altro, da un’azione alla successiva, senza consentire loro di distrarsi.

Non c’è assolutamente nulla del tradizionale testo shakespeariano eppure c’è tutta la tragedia d’amore e di morte. Passo dopo passo, lo spettatore incontra tutto il “mondo fantastico” e tutta la drammaturgica filosofia dell’autore inglese intrisa di ironia e insieme di saggezza. Impossibile “raccontare” questo spettacolo perché è un “unicum” che va vissuto da ogni spettatore individualmente e, al termine, ciascuno porterà con sé la propria visione, il proprio sogno, la propria Giulietta. Maschere, trucco, ambientazioni, suoni, canti, danze e testi inventati o ripensati, come il monologo della dea-nutrice punteggiato da linguaggi antichi, o quello della matrona rinascimentale che culla il bimbo morto (emblema dell’amore senza speranza), o la “bambina azzurra” che ride sul suo letto funebre, creano suggestioni di grande impatto per la mente ed i sensi dello spettatore coinvolto direttamente, come nella tradizione del living theatre, nell’avvicendarsi dell’azione.

Non c’è la scena conclusiva della morte, ma c’è invece una Giulietta bambina che si rannicchia per sempre fra le braccia di una Giulietta-Ofelia-Cressida mentre Amore danza con l’angelo nero della morte, dalle bianche ali, un duetto struggente. Gli attori Vera Cavallaro, Agnese Chiara D’Apuzzo, Edda di Laudadio, Samantha di Russo, Viviana Faiola, Ada Filosa, Stefano Greco, Loredana Iafano, Alessandra Iannota, Laura Pece, Enzo Santoro, Zahira Silvestri e Greta Trelli si muovono e recitano con grande scioltezza e bravura, truccati e vestiti in modo molto originale da Marcello Dimitrij Avellini. Le danzatrici Aurora Rao, Manuela Ruggieri ed Enza Venditti, insieme alle piccole allieve della scuola Danza Più, danno vita a momenti di notevole intensità artistica anche grazie alle suggestive coreografie. Di grande effetto la spirale di ali in maiolica realizzata da Rafaella Fusciello e Mimmo Forte. Impeccabile la direzione tecnica di Cosimo Cefalo.
Paola Bozzi

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