ECCIDIO COSTARELLA 75°ANNO DALLA STRAGE TRIVIO 2018

FORMIA – La data del 26 novembre sarà istituzionalizzata in futuro dal comune perché l’eccidio della Costarella a Trivio diventi un momento di riflessione per l’intera comunità cittadina contro le devastazioni, umane e materiale, della guerra. Questa strage, poi, deve essere ricordata in Italia alla stessa stregua di quanto avviene abitualmente con quelle di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e delle Fosse ardeatine magari inserendola in un simbolico percorso della memoria che coinvolga le future generazioni, i cittadini del domani. Sono state, queste, le due promesse che la sindaco di Formia Paola Villa ha voluto formalizzare nel corso del suo applaudito intervento che ha concluso il convegno di riflessione sul 75° anniversario dell’eccidio nazista della Costarella, nella frazione collinare di Trivio, quando otto civili innocenti – Angelo Nocella, di 34 anni, Luigi, Giovanni, Francesco e Ersilio Filosa, rispettivamente di 30, 73, 38 e 18 anni, Antonio Guglielmo, di 38 anni, Salvatore Marciano di 37 anni e Alfredo Lagni, di 35 anni – la mattina del 26 novembre 1943 furono uccisi per rappresaglia da cinquanta “SS” agli ordini del tenente Kramer.

Il loro sacrificio per la comunità di Trivio resta, nonostante siano trascorsi trequarti di secolo, una ferita ancora aperta ed è apparso un “dovere di civiltà” per il vivace centro sociale culturale organizzare una manifestazione commemorativa che neppure una fitta e gelida pioggia – come da tradizione – non è riuscita a rovinare già dal momento più toccante, la deposizione di una corona d’alloro davanti il monumento eretto da alcuni volontari di Trivio nel 1996 per ricordare uno dei momenti più bui e nefasti della storia moderna di Formia e dell’intero Golfo. Qui, a piedi di Monte Redentore, molti anziani avevano gli occhi inumiditi di lacrime nel ricordo di una strage davvero brutale, eseguita in quei tragici giorni e settimane susseguenti all’armistizio dell’8 settembre. Le dure parole del nuovo parroco di Trivio, Monsignor Giuseppe Sparagna, e della sindaco di Formia Paola Villa contro “ogni tipo di guerra, anche quelle che si ritengono giuste e necessarie” hanno commosso un po tutti, anche quei pochi giovani presenti, che hanno voluto sfidare il maltempo per omaggiare quei martiri che 75 anni ha avuto forse due torti, essere italiani e considerati “traditori Badogliani”.

Il successivo convegno presso la scuola elementare “Collodi” è stato considerato un “grande gesto di civiltà” e ad inaugurarlo sono stati alcuni studenti che tra l’interpretazione dell’inno di Mameli e la lettura di alcuni saggi e poesie hanno dimostrato, attraverso un attento e meticoloso lavoro di ricerca tra gli anziani di Trivio, che la strage della Costarella resta ancora una ferita aperta che non può essere, nonostante tanti sforzi operati, chiusa.
“Ci tenevano molto a questa giornata – ha sottolineato Luigi Saraniero, presidente del Centro Socio Culturale Trivio – perché forte è la volontà di riscoprire e diffondere nei cittadini, soprattutto tra i più giovani, i valori profondi della nostra storia locale. Vogliamo ricordare ai nostri figli di non dimenticare il sacrificio di chi ha dato la sua vita per renderci liberi”.

INTERVISTA Luigi Saraniero, presidente centro socio culturale Trivio, e Gianfranco Macelloni, storico

A ricordare sul piano storico quei terribili giorni, di stenti e di fughe in montagna, è stato il luogotenente dei Carabinieri Gianfranco Macelloni, convinto che la strage di Trivio per i suoi autori sia stata considerata anche una “lezione”, un “gesto” di “vile sopraffazione” nei confronti di una comunità che, grazie alla sua operosità e vivacità economica, non aveva inchinarsi alla violenza più cieca. I militari tedeschi studiarono tutto a tavolino: del dopo aver bloccato le vie d’accesso e circondato i vicini borghi collinari di Castellonorato e Maranola, fecero irruzione nelle case rastrellando tutti gli uomini, compresi i vecchi e gli inabili. L’unica via di fuga poteva essere la Costarella che per otto di loro si è trasformato nell’ultimo momento di dolore. Macelloni ha rivelato come su questo tragico episodio sia finito nella “nebbia” della ragion di stato all’indomani della conclusione del secondo conflitto bellico. Spulciando gli archivi dell’Arma dei Carabinieri non risulta purtroppo l’avvio, da parte della nostra magistratura militare, di alcuna istruttoria che potesse individuare l’autore o gli autori di questo eccidio. Di fronte a questo ennesimo muro di gomma, non ci sarà più una verità giudiziaria ma quella storica può essere coltivata soltanto attraverso il ricordo

Al convegno ha partecipato un pubblico folto e attento a cui si sono affiancati i rappresentanti delle diverse associazioni componenti dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza in congedo. A portare il loro contributo sono stati anche il presidente dell’associazione nazionale partigiani d’Italia Giovanni Nardella, lo storico dell’arte Marco Tedesco mentre le doverose conclusioni sono state tratte dalla sindaco Paola che, affiancata dalla sua vice e assessore alla cultura Carmina Trillino, dai consiglieri comunali Christian Lombardi e Antonio Di Rocco e dal capogabinetto Armando Russo, ha plaudito allo sforzo organizzativo del centro socio culturale del presidente Luigi Saraniero con una consapevolezza: “Una città che non dimentica è una città che ha ferme basi per costruire il proprio futuro”.

INTERVISTA Paola Villa, sindaco di Formia

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