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Ma il grasso corporeo è così disprezzabile

MA IL GRASSO CORPOREO E’ COSI DISPREZZABILE?



 

Ritenuto per molti anni una specie di sacca o zavorra,

Distribuito nelle aree di maggior riferimento estetico quali; addome, giro vita, glutei

Il nostro grasso, .che ha mortificato e mortifica le proporzioni corporee di tante persone ,

ha goduto negli uitimi anni di una degna rivalutazione scientifica,. infatti l’adipe o tessuto adiposo è di due tipi: bianco e bruno.

Il primo si sviluppa maggiormente in epoca pre natale e si diffonde dopo la nascita;

E’ ubiquitario ma è maggiormente rappresentato a livello addominale, pericardico(intorno al cuore), renale, muscolare, mammario e sottocutaneo.

In rapporto al sesso ed all’età puo’ variare la sua distribuzione nel corpo. E’ la sede fondamentale di accumulo dei trigliceridi.

Il grasso bruno invece, ha una concentrazione elevata alla nascita e cala con l’avanzare dell’età. La localizzazione è prevalentemente addominale ed a livello del tronco.

La sua funzione è di produrre calore. Nei neonati poi mantiene la temperatura corporea in equilibrio:

Questa particolare funzione e denominata: TERMOGENESI e si attiva anche dopo l’assunzione di un pasto, riducendo cosi l’impatto di un aumentato introito calorico sul peso corporeo e sui depositi adiposi, disperdendo l’energia ricavata dai cibi sotto forma di calore.

Non a caso appena mangiato la temperatura corporea aumenta di circa 0,5/ 1 grado , proprio per questa forma di termogenesi port prandiale attivata dal tessuto adiposo bruno.

Quindi, la ridotta presenza di adipociti bruni nell’adulto, sembra essere uno dei tanti meccanismi patogenetici che stanno alla base dell’obesità.

Già nelle persone sovrappeso, il tessuto adiposo bruno, non riesce più a svolgere la funzione di utilizzo del grasso come “ carburante” per la produzione di calore, con conseguente aumento del peso corporeo e del tessuto adiposo bianco.

Ad ogni modo studi recenti hanno dimostrato che gli adipociti dei mammiferi (uomo compreso) possono trasformarsi da bianchi in bruni e viceversa.

La convivenza di queste due importanti differenziazioni cellulari è antitetica: quelle bianche accumulano lipidi(grassi) : quelle brune li bruciano e queste ultime sono anche in grado di variare nel numero, cioè nella loro quantità che può espandersi o restringersi al bisogno.

La scoperta di questi meccanismi biologici apre le porte a futuri sviluppi terapeutici, nel trattamento dell’obesità ma anche del sovrappeso: in linea teorica per debellarli sarebbe sufficiente aumentare il numero degli adipociti bruni .

Ma come agire in attesa di nuove conferme scientifiche?

Sulla stimolazione della termogenesi.

Come?

Elementare!

Svolgendo costantemente dell’attività fisica aerobica, es : camminare a passo lesto per 30-60 minuti almeno 3 volte a settimana

danzare con il partner od andare in bicicletta o nuotare.. considerando sempre lo stesso impegno medio settimanale di cui sopra.

Assumere solo se necessario e sotto il controllo di uno specialista con RAZIONALITA’ E RESPONSABILITA’, alimenti denominati nervini, dalle proprietà anoressizzanti (sopprimono l’appetito) e per l’appunto termogene (esaltano il consumo energetico dell’organismo). Solo apparentemente innocui non a caso denominate anche droghe nervine come :

Guaranà, caffè, cacao, estratti di thè, cola, arancio amaro, che sono molto utilizzate in campo dietetico, per la preparazione di prodotti energetici e dimagranti.

Comunque il loro utilizzo è sconsigliato in gravidanza, in allattamento, ai bambini sotto i 12 anni ed alle persone particolarmente sensibili alla loro azione.

 

 

 

Di Eleonora Quaranta

Dott. in Scienze Infermieristiche Facoltà di Medicina e Chirurgia UniRoma2

Master in Medicine Naturali      Facoltà di Medicina e Chirurgia UniRoma2

Perfezionamento in Floriterapia di Bach, Facoltà di Medicina e Chirurgia UniRoma2

Perfezionamento in Nutrizione e Benessere Facoltà di Farmacia UniMilano

Diploma in Naturopatia College of Naturopathic Medicine – Londra

Le abitudini alimentari

Le Abitudini alimentari

.eleonora quaranta
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L?OMS (Organizzazione Mondiale della Sanit?) afferma 😕 Un adeguato stato nutrizionale deve garantire all?individuo non solo la salute, ma anche la funzioni ricreative , sociali,? e culturali??


Vale a dire: un?alimentazione sana e corretta deve porvi in condizioni fisiche tali da poter gestire? la vostra vita con completezza nella pi? totale efficienza fisica e mentale, tale da rendervi idonei a qualsiasi tipo di impegno sia esso familiare che lavorativo ?o ludico ( sport, danza. hobbies.).

Di fatto esiste una relazione biunivoca tra stato nutrizionale e benessere psico-fisico ed ? proprio per l?esistenza di questo rapporto che l?OMS stabilisce che il modello di riferimento (dello stato nutrizionale) debba soddisfare tre ambiti: quello biologico, quello psicologico e quello sociale.

Il primo ci rammenta che l?apporto di tutti i nutrienti ? indispensabile affinche? l?organismo si mantenga in Omeostasi, ossia in un stato di equilibrio di tutte la funzioni biologiche ed organiche.

Il secondo parafrasando Giovenale lo potremo identificare con la famosa citazione : ? Mens sana in Corpore sano?, ed aggiungerei anche la via inversa ? Corpore sano in Mens sana?, visto che ? ormai accezione? nella comunit? scientifica considerare corpo e mente in comunicazione reciproca tant?? che il concetto di Omeostasi si ? esteso, includendo anche lo stato di equilibrio psicologico.

Il terzo elemento ? rappresentato dall?ambiente inteso come banco di prova ?per il confronto personale.

Chi vive una condizione di benessere psico fisico, vive bene anche l?ambiente che lo circonda, con esso interagisce traendo soddisfazione dalla socializzazione e guadagnandone una sensazione personale di gratificazione ed appagamento che ?non credereste mai..ha un?importanza rilevante sul controllo del peso.

Quindi? quella fase in cui il nutrizionista investiga sui fattori che regolano lo stato nutrizionale di un individuo, non pu? prescindere dall?osservazione che essa sia indirizzata ?all?uomo? come centralit? e sull?analisi dei fattori che governano la qualit? della sua vita.

Strumenti indispensabili saranno i questionari sullo stile di vita, sul rapporto con il proprio corpo, sulla relazione con l?ambiente e la famiglia, sugli stati emotivi e sulle abitudini alimentari.


Ma le nostre abitudini alimentari si ispirano alla societ? ed ai modelli di riferimento da essa offerti, dalla nostra cultura, dall?epoca storica in cui viviamo , dalla vita che? svolgiamo;

Cos? un single probabilmente prediliger? un Men? di tipo Razionale, ispirato a ?modelli salutistici, o un men? Morale legittimato da norme etiche, religiose, politiche od ideali.

Una donna lavoratrice e ?madre di famiglia attenta alle esigenze nutrizionali dei figli prediliger? un men? di Convenienza, razionale ma finalizzato al risparmio di tempo e di energia.

Una famiglia di stampo tradizionale padre lavoratore madre casalinga sceglier? un men? Tradizionale legittimato dalla storia generazionale di quel nucleo, legata strettamente al luogo di origine e provenienza.

Chi avr? necessit? di far ?quadrare? il bilancio familiare opter? per un men? Economico e chi invece realizza nella scelta e selezione dei cibi uno status di riferimento, sceglier? un men? Edonistico.

Ma quale prediligere?

Non ne esiste uno migliore esistono per? indicazioni precise sulla qualit?, quantit? e? variet? degli alimenti che quotidianamente introduciamo nella dieta, che vanno rispettati come ci indica il Ministero della Salute nelle sue Linee Guida:

Apporto dei carboidrati (pane, pasta, cereali) 60% della dieta giornaliera

Apporto delle proteine (carne, pesce, uova, formaggi, legumi) 15 -20% della dieta giornaliera

Apporto lipidi o grassi ?(olio, margarina, burro) 20% della dieta giornaliera.

(Ricordo che per dieta si intende il regime alimentare seguito, che pu? essere normo- ipo- o-iper calorico).

La restante quota in verdure, ortaggi e frutta.

In conclusione, le nostre abitudini alimentari andranno conservate laddove si mantenga alta l?attenzione ai nutrienti che introduciamo quotidianamente, nel rispetto di quei tre fattori ?sopra illustrati, ci? al fine di tenere alta l?efficienza di tutte le ?nostre ?performances? ( prestazioni )? a tutte le et?.


Eleonora quaranta
Dottore in Scienze Infermieristiche (Uniroma2-Tor Vergata)
Master in Medicine Naturali (Uniroma2-Tor Vergata)
Perfezionamento in Floriterapia di Bach (Uniroma2-Torvergata)
Perfezionamento in Nutrizione e Benessere (Unimi-Statale di Milano)

Il Sapore del Cibo

Il sapore del Cibo
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da
Nutrizione & Benessere

di

Eleonora Quaranta



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Quando ci alimentiamo soddisfiamo un bisogno primario: quello della sopravvivenza.

Ma dove lo lasciamo il piacere di mangiare in compagnia di amici, magari intorno ad un barbequeue accompagnati da un buon bicchiere di vino? Il desiderio della convivialit? ci far? acquisire molto pi? cibo di quanto necessita il nostro fabbisogno calorico quotidiano e non solo per il piacere di condividere il lauto pasto ma anche per la palatabilit? degli alimenti stessi.
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Cosi la fisiologia umana ci insegna che sono solo 4 le sensazioni gustative che la nostra lingua ? in grado di discriminare: dolce, salato, acido, amaro (in Giappone ne ? stato identificato un quinto l’umami) e che l’aiuto alla percezione delle infinite sfumature di sapori ed aromi che siamo in grado di distinguere ci ? fornito dall’olfatto.

Infatti, nelle cavit? retro nasale e retro buccale avviene la trasduzione dei segnali sensoriali che -attraverso milioni di microscopiche fibre recettoriali…cio? in grado di captare le sensazioni olfattive e gustative- vengono tradotti in impulsi nervosi (sinapsi). Poi entrando nella fossa cranica i neuroni olfattivi giungono al cervello nell’area del sistema limbico.
Anche le fibre gustative raggiungono la medesima area ed ? grazie alla presenza di formazioni neurali come l’amigdala, l’ippocampo ed il talamo(che insieme rappresentano l’area limbica) che i sapori si arricchiscono di quel patrimonio emozionale che sono in grado di evocare quando li percepiamo con i nostri organi di senso.

Non a caso l’ippocampo ? sede della memoria: un sapore, un odore sono in grado di riportarci immediatamente un ricordo cosi vivo e vicino da percepirlo come presente;
L’amigdala ? la sede delle sensazioni di dolore, di piacere ma anche della paura ed dell’ira. Ed ecco che quel ricordo si impregner? di coinvolgimento emotivo, positivo o o negativo che sia, ma pur sempre espressione vitale ed autentica di un bagaglio personale, troppo unico e variegato per poter essere classificato come semplice “sapore”.
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Nell’ottica nutrizionale queste considerazioni ci inducono ad un’altra riflessione: Il rapporto tra UOMO E CIBO non ? regolato esclusivamente dall’assunzione di una adeguata quantit? di nutrienti, ma dallo stile di vita, dalle sue relazioni sociali, e soprattutto dai suoi pensieri, sentimenti ed emozioni, che non devono mai essere trascurati.


Eleonora Quaranta
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Dottore in Scienze Infermieristiche(c/o Fac.di Med e Chirurgia, Uniroma2)
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Master in Medicine Naturali(c/o Fac. di Med e Chirurgia Uniroma2)
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Perfezionamento in Floriterapia di Bach(c/o Fac.di Med e Chirurgia Uniroma2)
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Perfezionamento in Nutrizione e benessere(c/o Fac .di Farmacia Unimilano )
Per info scrivi a:
eleonoraquaranta@virgilio.itQuesto indirizzo e-mail ? protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. in oggetto riferimento “trivio amici”

Il Business della Fisioterapia

Il Business della Fisioterapia


Il mondo della riabilitazione ? cambiato ed in particolare quello della fisioterapia.

La fisioterapia ? stata ed ? un business per alcuni ?imprenditori” che pensano di arricchirsi sul disagio fisico altrui.

Quando un medico prescrittore diagnostica una patologia suscita nel paziente/utente il timore, il desiderio che si debba intervenire immediatamente per risolvere il problema.



Il business maggiore in fisioterapia riguarda la terapia strumentale; prescrizioni infinite di elettroterapie che servono relativamente se non se ne conosce bene l?uso e la destinazione.

Le terapie strumentali non sono come le automobili che pur variando la marca si utilizzano allo stesso modo.

Ogni macchinario richiede la conoscenza specifica della patologia o patologie a cui va abbinato, prendiamo in esame ad esempio la Tecar che dal 2000 ? il macchinario pi? utilizzato e pubblicizzato nei centri di fisioterapia.

Tecar ? un acronimo dato dalla casa produttrice e significa ?Trasferimento Energetico Capacitivo Resistivo? ed ? un macchinario di ultima generazione il cui termine scientifico ? diatermia da contatto; nasce con l?intento di velocizzare i tempi di trattamento e di miglioramento. Utilizzato dapprima in ambito sportivo e successivamente aperto ad altri campi come ad esempio a quello dell?estetica.

Risultati ottimali di Tecar si hanno sulle affezioni dell?apparato osteoarticolare. E? innovativo in quanto associato alla erogazione di energia termica c?? il movimento e/o il massaggio manuale.

Non ? sufficiente al momento dell?acquisto del macchinario leggere la brochure illustrativa ma va fatto un corso teorico e pratico per capirne bene il funzionamento e l?indirizzo terapeutico.

Alcuni medici associano alla prescrizione di Tecar altri macchinari quando l?utilizzo della stessa con poche sedute (parliamo di un massimo di 5/6 terapie per ciclo) basterebbe a sedare il dolore ed a migliorare l?escursione articolare. Nota dolente: la Tecar ha un costo di 50 euro a prestazione (con regolare rilascio della fattura) ed una durata di trattamento di circa 30 minuti.

E veniamo ora al business. Se un paziente riuscisse a spuntare un prezzo pi? basso ma effettuasse 12 o 15 trattamenti consecutivi dove starebbe l?affare o il vantaggio? Avrebbe perso tempo, denaro e prolungato l?esito terapeutico..

Se alla 6? terapia il paziente non trae alcun beneficio vi sono 3 possibilit?: o che il paziente stia peggio di come sia stato refertato o che il macchinario non sia stato ben usato oppure che la strategia terapeutica non sia congrua.

Un bravo terapeuta fisico telefoner? al medico prescrittore far? presente l?accaduto e trover? insieme al medico la soluzione migliore per il paziente (approccio multidisciplinare). Altra nota dolente: quanti fisioterapisti prendono il telefono e parlano col chirurgo o col medico prescrittore del paziente? Temo non molti! Eppure il lavoro d?equipe ? auspicabile anche quando non si lavori insieme nella medesima organizzazione(ricordo che nel futuro della fisioterapia c?? la libera professione, concorsi pubblici non se ne fanno pi?) e dunque se non c?? comunicazione professionale tra operatori sanitari che fine faranno questi pazienti?

L?unione ha sempre fatto la forza e non il contrario e circondarsi di competenti ed etici colleghi nelle varie discipline sanitarie ? un privilegio e non una perdita.La tutela dell?utenza avviene attraverso la tutela della qualit? professionale. Si auspica pertanto maggiore dialogo e confronto multidisciplinare nell?interesse del paziente.

Dr Isabella Quaranta
Referente
ASSOCIAZIONE ITALIANA FISIOTERAPISTI REGIONE LAZIO (SUD PONTINO).
Referente
ADICONSUM SANITA? REGIONE LAZIO settore riabilitazione.
PER INFO: 335.6658130
oppure
isabella.40@virgilio.itQuesto indirizzo e-mail ? protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
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