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Suor Ambrogina


Il RACCONTO DELLA CENTENARIA


COMPAGNA DI SUOR AMBROGINA


al secolo FILOMENA D’Urso

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Da qualche tempo ero alla ricerca di notizie su un personaggio maranolese che qualora verr? riconosciuta la sua santit? diventer? certamente un elemento di grande rilevanza per tutto il il territorio del Golfo. E sono stato sollecitato anche per farne una pi?ce ?teatrale che mi sforzer? con tutte le mie forze di realizzare al meglio.


Da qualche anno ho avuto problemi di salute, posso dire anche abbastanza gravi e si sa, quando ci si accorge che ci potrebbe essere il pericolo di lasciare questa terra, e anche se da tutti ritenuta spesso un inferno, nessuno vuole abbandonarla facilmente. E allora ognuno cerca di aggrapparsi a tutto quanto ci viene suggerito dalla scienza medica, umana, ma quando questa mostra i suoi limiti, allora non ci resta che affidarci a qualche protettore sovrumano. E cos? quando una parente prossima di Suor Ambrogina, a suo dire in odore di santit?, mi ha proposto la lettura di un libretto scritto da un alto prelato fiorentino sulla vita di questa suora l’ho accettato di buon grado.

Conoscevo gi? per sommi capi alcuni episodi della vita di questa religiosa maranolese, ma siccome mi sembravano troppo enfatizzati, non li avevo mai presi in seria considerazione. La lettura del volumetto di padre Zelli, il confessore , direttore spirituale di Suor Ambrogina, ? stata per me molto illuminante oserei dire sconvolgente. Quindi ho cercato di approfondire la conoscenza di questa figura di donna religiosa che prima avevo quasi volutamente ignorata, ma che ora mi affascinava e apriva nel mio intimo un mondo sconosciuto, quello dell’ascetismo e della dedizione totale della vita oltre che dei beni materiali a Dio.


Ho quindi letto buona parte di quanto ? stato scritto su Suora Ambrogina di San Carlo, al Secolo Filomena D’Urso. I libri del nipote professor Fernando Sparagna, fino al documento secreto di Suor Boschetti presentato alla Sacra Congregazione dei Santi che dovr? deliberare sulla beatificazione della suora maranolese.

Naturalmente la vita della donna ? descritta come un modello esemplare di santit?: da quando era ragazzetta a Maranola duramente avversata dal padre ad intraprendere la vita religiosa a cui era intensamente attratta, agli episodi miracolosi, della caduta nel pozzo, l’apparizione della Vergine e del Sacro Cuore di Ges? nel Convento di Firenze, come le sue inumane sofferenze fisiche, procuratele da una caduta che l’aveva ridotta inabile nel corpo, ma sempre viva nello spirito tanto da dedicare quelle sofferenze alla salvezza delle anime dei peccatori.

Cercavo di avere conforto su quanto leggevo anche da persone che in qualche modo avevano conosciuto Suor Ambrogina ed illuminanti sono state le conversazioni avute con la gentilissima Suor Luciana, la Superiora dell’Istituto Ges? Redentore di Maranola, dello stesso ordine di Suor Ambrogina, che ha allestito una saletta museo sulla vita della suora in attesa della santit?.

Ma altrettanti interessanti gli incontri col nipote Fernando e con lo stesso Ambrogio, famoso musicista e con il vicario della curia arcivescovile di Gaeta Mons.Giuseppe Sparagna..

Le cose che avevo letto o che avevo appreso dalla viva voce di persone pi? o meno interessate, mi impressionavano talmente che quasi mi sembravano inverosimili. Pensai allora a documentarmi di persona avvicinando ed intervistando coloro che hanno conosciuto quella giovinetta Filomena che part? da Maranola per farsi monaca a 19 anni nel 1928.

E chi meglio di zia Angelina, la centenaria ancora arzilla e lucida, che quando incontro sulla Piazza di Maranola, ha sempre voglia di raccontarmi episodi della sua lunga vita, sapendo che a me piace ascoltare i suoi racconti, perch? poi li inserisco nelle mie commedie teatrali?

E domenica lei sta seduta sotto la pergola della Piazza, colgo l’occasione, mi avvicino per salutarla e lei riconosciutomi incomincia a parlarmi di un mio trisavolo anch’egli centenario, che si era tenuto sotto il letto la bara per oltre 40 anni.

Ma questa storia gi? la sapevo, e le chiedo se aveva conosciuto Filomena, che poi era andata a farsi suora.

Zia Angelina ? un fiume in piena. Non solo l’ha conosciuta ma le ? stata amica, confidente e compagna di scuola. Mi narra quindi di quando andavano alla scuola annessa alla chiesa di Sant’Antonio e della maestra e di tante cose che lucidamente ha impresso nella sua vegliarda mente. Ma altro volevo sapere io, quello che pi? mi stava a cuore conoscere da una persona non direttamente interessata alla vicenda di Suor Ambrogina di cui ? in atto la causa di beatificazione.

E allora interrompo il suo pindarico eloquio: “Ma insomma, secondo te, zia Angelina, com’era Filomena?”

La risposta lapidaria, precisa, diretta: “Filomena era nata Santa!”

“Ma perch? mi dici cos?, da cosa lo deduci, raccontami qualche fatto, qualche episodio…” Incalzo.


E lei seria come non mai replica: ” Filomena era sempre calma, dolce, tanto buona con tutti. Disponibile sempre ad aiutare tutti, qualsiasi cosa le chiedevi. E anche se qualcuno, come Giovannina, che era tanto invidiosa, la trattava male, lei non reagiva e la perdonava sempre. Con me era particolarmente disponibile, perch? io ero figlia sola e lei mi dedicava quel poco di tempo che aveva, perch? il padre la faceva lavorare tanto, in campagna, e la rimproverava, anche quando io l’andavo a chiamare per andare in chiesa alle Figlie di Maria. Filomena, ? stata sempre santa, anche se mo a Roma ancora non se decidono, ma io la prego e la ricordo sempe e se ci sono arrivata a 102 anni lo devo proprio a Lei che mi sostiene e mi aiuta, quando gli acciacchi se fanno sent?…e come se se fanno sent?!”

Avrei voluto ancora ascoltarla, ma Silvana, la figlia la sollecita ad andare in chiesa che’ la campana ormai ha suonato per la terza volta. Ci salutiamo con un abbraccio e mi promette che un’altra volta mi racconter? ancora altre cose pi? importanti…

Ma io quello che volevo sapere su Suor Ambrogina, al secolo Filomena D’Urso, l’avevo sentito dalla sua viva voce ed ora le mie convinzioni sulla santit? della giovanetta maranolese si rafforzano sempre di pi?.

PROFNONNO

Le Opere di Adolfo Picano

Le Opere di Adolfo Picano


“Anno Zero”

bronzo-fusione a cera persa

Era la fine di febbraio del ?76 quando ci trasferimmo da Torino.

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I prati qui erano gi? in fiore e accennavano a fiorire i mandorli.

Nell?ansia di conoscere il territorio che ci aveva ospitato, programmai un?escursione sul monte Redentore.

Credo che fosse la met? di marzo: a Torino certamente la neve sporca ancora occupava qualche marciapiede; a noi tocc? invece una giornata radiosa come qui capita di frequente, tanto da non farci pi? caso.

Con in groppa uno dei miei figli facevo fatica a tener dietro a Connie, un collega tedesco, insegnante di storia, che saliva agile? a grandi falcate, anch?egli con un figlio in spalla, mentre affettava e gustava un ?salame milanese?.

Spossato, ma soprattutto umiliato, scaricai mio figlio e mi accasciai su un masso. Rimasi a lungo con lo sguardo fisso al suolo, ai ciottoli ammucchiati sul margine del sentiero.

Notai allora una pietra, levigata e splendida: era una maschera della commedia dell?arte, nata da un sasso che la pioggia e il vento avevano accarezzato per millenni per farne una scultura dalle linee arcaiche e insieme modernissime.

Quel prezioso dono della Natura scaten? in me un amore imperioso e violento per la Scultura.

Da quel giorno, ogni qual volta la figura comincia ad emergere dal blocco di pietra, o prende corpo, e anima, nella duttile argilla, un?euforia mi prende, incontenibile, che mi inebria e mi compensa ampiamente dello sforzo creativo e realizzativo.



“Stupore Antico”

Ferro, legno e bronzo a cera persa



“Mater Matuta”

Travertino rosa



“Relax”

Bronzo a cera aperta


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“Trinacria Violata”

pietra arenaria

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“Bennu”

ferro e bronzo



“La Musica”

bronzo a cera persa



“Furto”

Bronzo a cera persa


LA NEVE DI ACQUAVIVA

LA? NEVE? DI ACQUAVIVA

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Ringrazio Tony che ha prontamente e generosamente risposto alla mia supplica ed oggi mi ha espressamente invitato nella sua Baita di Acquaviva.

La mia supplica per rivedere le Montagne della mia adolescenza? ancora coperte di neve lo ha commosso ed eccomi accompagnato ad altri amici d’occasione, i collaboratori della Ditta Autoricambi CAMPANIA di Formia, in mezzo alla neve giusto in tempo per ammirarne il candore, prima che il sole la dissolvesse. Grazie di cuore Tony, sempre generoso e comprensivo.

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Un altrettanto ringraziamento va per il lauto pranzo, approntato all’istante, con le “Bomboniere ai funghi e mozzarella della “PASTA ALL’UOVO”? della Ditta Di SAN GIACOMO – Formia. Gustose anche le bistecche di collo della Premiata Ditta” Carne Paesane” di Pietro Tucciarone, nonch? la salsiccia al finocchietto letteralmente divorata dai suoi giovani e affamati amici. Il tutto innaffiato da un vinello “succo d’uva” del “Postino”.

( I Ricambisti a tavola )

(il secondo per Domenico)


Il dolce offerto? da un ospite ha completato il pranzo, concluso con un brindisi al Civas.

Peccato che ho potuto solo assistere alla grande abbuffata, poich? il colesterolo ormai non scherza.

Scritto da Profnonno

Ill giorno della memoria

IL GIORNO DELLA? MEMORIA? A? TRIVIO


I? RICORDI DI? ARMANDO RACCONTATI AL PROFNONNO

Quando Armando ? in vena sembra un fiume in piena che si precipita a valle. Spesso

lo incontro la domenica mattina sulla Piazza di Maranola ed? io che sono ghiotto dei

suoi ricordi , non faccio molto fatica a fargli aprire quel vaso di Pandora che quando

viene scoperchiato lascia uscire un profluvio di reminiscenze che ?sono una ricca

memoria da far conoscere soprattutto ai giovani, ignari delle sofferenze dei pericoli,

delle tragedie? vissute dai nostri antenati e concittadini di oltre mezzo secolo fa.


Lui che pur essendo un maranolese doc, ha passato molta della sua esistenza in un

podere che possiedea ?Trivio in localit? Gallozzi, e tutte le mattine, vi si reca per

lavoretti agricoli e per accudire ?animali da cortile che da una vita alleva per s? e per

la sua famiglia. Quindi si pu? definire anche un cittadino diTrivio d?adozione, ed invito

i rappresentati delle Istituzioni locali, magari anche il Presidente del Centro Socio

Culturale, a concedergli la cittadinanza onoraria.

Quello che una volta mi ha raccontato, d?altronde riguarda proprio Trivio dove ?

avvenuto il tragico episodio che vi ricordo:




Durante l?ultima guerra, subito dopo l?armistizio dell?otto settembre,

Armando aveva circa 19 anni, aveva gi? avuto esperienze dirette sul fronte

di combattimento, si era arruolato volontario, per sfuggire alle angherie

ricevute ?continuamente in paese dai gerarchi fascisti che imponevano al

sabato, estenuanti ed inutili esercizi ginnici in mezzo alla piazza e

dintorni. Si era arruolato in Marina e la sua nave prima del settembre del

1943 era stata silurata ed affondata e lui si era salvato per miracolo.

Dopo l?Armistizio dell?8 settembre se ne era tornato? in paese. Ma viveva

sempre sul chival?, perch? a rischio di essere sequestrato dai tedeschi e

portato a scavare le trincee. Finch? una mattina i tedeschi lo

prelevarono in casa, certamente frutto di una spiata, per portarlo verso

Ciriano, dove c?era da fare delle buche in mezzo alla strada, profonde oltre

un metro per intralciare una eventuale avanzata degli alleati, una volta

sfondato il fronte di Cassino.

Con lui era stato preso anche un altro giovane, Erasmo, sfollato a Maranola

proveniente da Castellone. Era un giovane studente, molto simpatico e

generoso e con Armando si legarono subito con una salda amicizia.

Armando cercava di aiutarlo in qualche momento di difficolt?, soprattutto

nel sollevare massi pesanti, non essendo Erasmo abituato a quei

lavori forzati.

Naturalmente gli alleati sorvegliavano dall?alto le attivit? dei tedeschi e di

tanto in tanto unaereo sorvolava la zona, abbassandosi e scaricando anche

qualche mitragliata sui militari? ed indifferentemente? anche sui civili

intenti a quei lavori di eventuale intralcio.

Gi? diverse volte era successo, e all?avvicinarsi del pericolo tutti si

rifugiavano dentro le buche che gi? erano state scavate.

Una mattina era d?inverno e si scavava anche con molta lena per alleviare

il freddo pungente. Armando ed Erasmo, ormai erano una coppia affiatata

e lavoravano insieme nella stessa buca. Dopo un intenso lavoro di alcune

ore, avevano bisogno di rifocillarsi e soprattutto di alleviare la sete .

Armando voleva uscire dalla buca per andare ?a prendere la borraccia

con l?acqua lasciata sotto un carrubo, a qualche cinquanta di metri circa di

distanza. Ma Erasmo svelto lo precedette e con un balzo usc? dalla buca e si

rec? a prendere l?acqua da bere.

Poi si ferm? vicino all?albero per fare un bisogno?corporale. Intanto un

aereo comparse dietro le montagne di Spigno e si avvicinava dalle nostre

parti. Armando grid? all?amico di non muoversi. Ma lui sprezzante del

pericolo, prese la borraccia con l?acqua e si mise a correre per rifugiarsi

nella buca. L?aereo ormai si era abbassato e aveva lasciato partire una

terribile raffica che colp? in pieno il povero Erasmo, che rimase in terra con

la borraccia stretta fra le mani. Armando usc? subito dalla buca e corse a

soccorrere il suo amico. Fece appena in tempo a vedere i suoi occhi azzurri

che in un estremo spasimo, lo fissavano con dolcezza.

Poi si chiusero per sempre.

Un urlo altissimo usc? dalla gola di Armando, mentre con tutte le sue forze

abbracciaval?amico. Le sue viscere gli rimasero fra le mani, il sangue

copioso gli imbrattava il viso. Ci volle del tempo agli altri prigionieri accorsi

a staccarlo dal corpo ormai esamine di Erasmo e a convincerlo che ormai

non c?era pi? nulla da fare.

Questo straziante ricordo Armando lo ha anche raccontato in una poesia,

che mi riprometto, col suo permesso di postare fra qualche giorno su

questo stesso sito.

Profnonno

Disastro a Formia?

Disastro salta tubazione idrica a Formia?



Alle ore 21.10 del 24/01/11 il commissariato di Polizia di Formia ci avvertiva
dello scoppio di una condotta idrica in una traversa di via Olivastro
Spaventola. Appena la 5 A ha imboccato la suddetta via si vedeva una grande
quantit? d?acqua che invadeva la sede stradale. Giunti sul posto lo scenario
che si presentava ai nostri occhi dava l?impressione di un?esplosione, dove la
forza dell?acqua ha generato una grande buca dalle dimensioni di circa 6 metri
di diametro, ha divelto l?intero manto stradale nei pressi della condotta e
portandolo via con se, sassi terra e fango circondavano la voragine,
fortunatamente che al momento non circolava nessuna autovettura, solo due auto
parcheggiate sono rimaste bloccate li dove erano.



Il personale del commissariato, i primi a giungere sul posto, subito hanno
chiuso la strada con del nastro segnaletico, dopo una nostra verifica e d?
accordo con la polizia evitavamo di far spostare le autovetture finche gli
operatori acqua Latina non avessero messo in sicurezza la zona. Poco dopo ?
arrivato il personale della societ? idrica che provvedeva a chiudere la
condotta d?acqua ed a programmare il lavori necessari per il ripristino del
flusso idrico alla citt?.

NOTIZIE ULTERIORI SU DOMENICO FILOSA

NOTIZIE ULTERIORI SU DOMENICO? FILOSA


PRIMI RISCONTRI SULL’APPELLO LANCIATO TRAMITE TRIVIOAMICI


Con grandissimo piacere ho ricevuto , subito dopo la pubblicazione delle mie modeste notizie rinvenute sul primo Sindaco di Maranola, proveniente da Trivio (1839-41) CARLO FILOSA, ho ricevuto una mail da un appassionato ricercatore di storia locale, triviese di nascita ma residente nella Capitale, il quale ha voluto gentilmente rispondere al mio appello in modo molto efficace. Quello che afferma, frutto certamente di studi ed approfondimenti, ? verosimilmente una indicazione precisa sulle origini del nostro personaggio risorgimentale di Trivio.

Ecco quello che scrive:

Carissimo professore,

ho letto con interesse il tuo articolo su Domenico Filosa e per quanto riguarda le sue origini ? interessante il dato inserito nel catasto onciario del 1741 perch? viene registrato Francesco Filosa come regio notaro. Lo stesso ? fratello di Pietro Filosa (Faloso) coniugato con Antonia Perpetua; mentre la madre era Giustina Tomao registrata come vedova. Secondo me Domenico Filosa nasce proprio in questa famiglia.Essere notaio nel 1741 voleva dire far parte di una categorie di nobilt? detta di toga che secondo la concezione? di Carlo III doveva essere la spina dorsale istituzionale del Regno di Napoli. Infatti il Re non poteva vedere i nobili di spada considerati dal sovrano persone amorfe, sanguisughe e pericolose per la stabilit? sociale del regno. Purtroppo il Re fu chiamato a Madrid e diventa re di Spagna, mentre a Napoli rimani un re bambino che non prende neanche una cellula del padre ed il regno dopo circa 100 anni implode.
Interessate ? anche il matrimonio del fratello con Antonia Perpetua, lo stesso che troviamo insieme a Domenico nell’associazione dei carbonari.


Ciao Gianfranco Macelloni

SPACCATURA NEL PD DI FORMIA

SPACCATURA? NEL PD DI? FORMIA


FINISCONO IN PARITA’ I DUE


CONTENDENTI CICIONE- TREGLIA

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Scritto da Handal?


Si ? svolto sabato e domenica scorsa il Congresso del Partito Democratico diFormia presso la sala Falcone-Borsellino, gi? Officine Culturali. Dopo il dibattito svolto nella serata di sabato, domenica mattina sono stati presentati i candidati alla carica di coordinatore del partito nel Comune diFormia.

Sono state presentate solo due liste che vedevano contrapposti la formiana Pro.essa Erminia Cicione, gi? Commissartio del Parco Riviera di Ulisse ed il maranolese Enzo Treglia, gi? Assessore nella passata Giunta Bartolomeo alle opere pubbliche della periferia.

Clamoroso il risultato dello spoglio dei voti dei delegati che vedeva i due ciontententi riportare i medesi voti: 19 contro 19.

Il pareggio ? frutto, a quanto pare, di tradimenti dell’ultim’ora che stanno creando enorme imbarazzo negli scritti al Partito di Berlinguer. Se non si trover? una soluzione a tavolino, occorreranno nuove elezioni.



LA NEVE SUL REDENTORE

LA? NEVE SUL REDENTORE


Questa mattina, rivolgendo lo sguardo verso il Monte Redentore puoi ammirare le pendici del sacro monte imbiancate di candida neve. E? uno spettacolo fantastico soprattutto per i bambini che la vedono raramente e di lontano.

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Questa volta anche se non ? arrivata fin nei dintorni dei nostri villaggi, come spesso accade, lo scenario si allarga e da Monte Ruazzo, passando per Sant?Angelo e la cupola del Redentore, arriva anche alle montagne di Spigno, con la Monna che ne fa da sfondo. Sarebbe bello vederla da vicino, la neve, solo attraverso le magnifiche foto che Tony ci potrebbe procurare.

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Tanto lui ? di casa su Acquaviva dove se si affretta, prima che il caldo sole di oggi dissolva tutto, potr? riprendere lo spettacolo in diretta e poi

mostrarlo agli utenti di Trivioamici. E? una pressante richiesta di un anziano che ormai non ha pi? le forze per recarsi su in quei posti dove ha passato gran parte della sua infanzia. Credo che Tony vorr?? esaudire questo impellente desiderio. Ci conto!

Profnonno

TRIVIO – CONSIDERAZIONI SULLE FESTE NATALIZIE

INIZIATIVE DEL CENTRO SOCIO CULTURALE TRIVIO


NEL PERIODO NATALIZIO



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????????????????????????????NATALE in?AMICIZIA????????????????????????????????????? le feste natalizie sono trascorse rapidamente, ma quest’anno come non mai, sono state intense e partecipate da? tutto il paese, intervenuto con entusiasmo a tutti gli appuntamenti, in particolare alla ricorrenza del 150? anno dell’accensione del ceppo natalizio, momento che tutti noi abbiamo accolto con grande gioia.

Con molto impegno e amore, il Centro socio culturale ha lavorato alla realizzazione dell’evento. Noi ragazzi per vivacizzare la serata, abbiamo accolto il paese con? balli popolari dei tempi antichi,? riassaporando le vecchie tradizioni. Gli anziani del paese hanno preparato e offerto alcuni dolci tipici del Natale come le squisite cioffe e le straordinarie zeppole.

Altre iniziative hanno arricchito il periodo natalizio : la realizzazione del presepe, creato dagli artisti del Centro e visitato ed apprezzato da tante persone e la serata dedicata alla musica popolare dove anche i pi? anziani si sono

divertiti, esibendosi in antichi balli.



Ma l?iniziativa pi? bella, partecipata, sentita ed invidiata, ? stata l?appuntamento di Capodanno. Una festa tutta nostra, stupenda, che ha permesso di far divertire tutti, che ci ha permesso, cosa pi? importante, di stare insieme, di lanciare un messaggio di una comunit? unita.

Il Centro, con l?aiuto di noi pi? giovani, deve continuare ad operare per migliorare il nostro amato Trivio; dobbiamo coinvolgere tutti per avere sempre pi? forza, pi? iniziative, pi? amore.



Un ringraziamento per averci consentito di frequentare questi locali, per tanto tempo purtroppo chiusi, ma ora divenuti un luogo di aggregazione e speriamo di crescita.? Una piccola riflessione per i nostri genitori e non: con le vostre azioni siate sempre propositivi e costruttivi, esempi per tutti noi pi? giovani che con ammirazione, rispetto e gioia, cercheremo di migliorare il nostro paese.

16-01-2011

I giovani del Centro Socio Culturale Trivio.


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